Twerps – Range Anxiety

Troppo spesso ci si lascia sovrastare dagli eventi. Troppo spesso teniamo a mente duemila cose e tutte le conseguenze e gli effetti che queste hanno o avranno su di noi. Voi direte: parla per te, io non sono così. Beh, io sì. E fidatevi, è un vero stress. L’altra notte mi sono svegliato incazzatissimo per colpa dell’Acea….

Per questo molte volte sarebbe più sano e liberatorio poter dire, con tutta calma, I Don’t Mind. Non sono molto bravo a farlo, ma avendo come colonna sonora un disco come il nuovo lavoro dei Twerps, tutto sembra molto più facile.

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Menace Beach – Ratworld

Benvenuti al Blue Monday. Con una settimana di ritardo. Come mi ricorda il mio alter-ego romano, devo cercare di finire le recensioni. Questa l’ho iniziata la settimana scorsa e a quanto pare ci sto arrivando lungo. A farmi compagnia, Ratworld dei Menace Beach. Andate a cercare la band, adesso, e scoprirete che in realtà negli algoritmi di Google, fanno ancora a pugni col videogioco targato Nintendo del 1990.

No, non sono così fissato coi vidoegames, o meglio, lo sono, ma non a tal punto.

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Elephant Micah – Where in Our Woods

Peppe Trotta per TRISTE©

Sono un appassionato di fotografia. Mi piace la complessità e le infinite possibilità che questa arte offre. Mi riferisco alla possibilità di declinare un tema in mille modi usando strumenti e linguaggi differenti. Questo perché il soggetto della foto generalmente suggerisce il modo in cui la foto dovrebbe essere realizzata.

Capita di trovarsi di fronte ad una scena e capire che la soluzione più idonea sarebbe avere una vecchia fotocamera a pellicola, perché solo così riusciresti a riprodurre le tue sensazioni del momento.

Qualcosa del genere avrà sentito Joseph O’Connell, aka Elephant Micah, mentre componeva il suo ultimo lavoro.

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D’angelo and The Vanguard – Black Messiah

Uno dei miei libri preferiti di sempre inizia in un modo unico, originalissimo, addirittura nelle note di stampa. L’autore è un geniaccio americano, uno di quelli dal talento smisurato. Uno di quelli che riesce sempre a non prendersi sul serio come solo gli americani sanno fare. Parte con una dichiarazione diretta verso i suoi lettori, dice: “in una scala da 0 a 10 dove 0 significa completamente omosessuale e 10 significa completamente eterosessuale, io mi posiziono al numero 7”.

L’autore è Dave Eggers, un uomo per cui ho una stima sconfinata. Un po’ come per il D’angelo di Voodoo, quello del video di How Does It Feel. Già, il video che guardavo la notte, su Brand:New, di nascosto, perché avevo paura che mia mamma potesse pensare che in quella scala da 1 a 10 mi potessi posizionare al numero 1, dato che per 4 minuti di video, si vedono gli addominali di D’angelo.

Ma in verità, la cosa che tuttora mi imbarazza, è la qualità di quel pezzo senza tempo, quella voce soul senza limiti, quella sensualità che solo un’artista meraviglioso riesce ad esprimere. Qualcosa che contestualizzata, raggiunge vette che solo Sam Cooke aveva raggiunto.

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Sean O’Neill – Visions

Marica Notte per TRISTE©

Tra meno di ventiquattro ore sfiderò una delle leggi fisiche più elementari: fare entrare il grande nel piccolo. Cercando inoltre di illudermi che tutto sia ben sistemato nella valigia. O almeno che non esploda durante le tre ore (ritardi non calcolati) di viaggio sulle ferrovie italiane.

Roma è sempre lì. Non so se mi sta aspettando, di sicuro io, dopo otto anni, continuo a tornarci e a sentirmi un po’ a casa. Anche se ancora non capisco cosa provo quando sono a Roma.

Mettersi in viaggio. Attraversare continenti. Proviamo a seguire, anche se brevemente, il viaggio, sia fisico che musicale, di Sean O’Neill. Dall’Australia a Londra, passando per altre capitali europee.

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