Chantal Acda – The Sparkle In Our Flaws

Peppe Trotta per TRISTE©

Ognuno ha o ha avuto la sua coperta di Linus. Almeno da bambini, tutti ci siamo affezionati in modo spropositato ad un oggetto, facendolo diventare un elemento capace di infondere sicurezza. Una fonte di consolazione, una sorta di coccola sempre disponibile.

Crescendo, sempre più spesso, continuiamo a sentire la necessità di avere uno o più rifugi in cui tornare quando avvertiamo il bisogno di quiete, di distacco dallo stress che la vita quotidiana sa infondere a larghe mani.

Uno dei miei rimedi preferiti è e rimarrà sempre la musica, universo infinito nel quale trovare serenità.

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Monk Parker – How the Spark Loves the Tinder

Di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura l’uomo, secondo Kant, prova un senso di paura ed attrazione che sta alla base della sua definizione del Sublime.

Io di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura, in genere, riesco a rilassarmi. Specialmente se l’orizzonte si staglia molto in lontananza, come succede guardando il mare o trovandosi nel mezzo del deserto o della prateria.

Non avendo a disposizione in questo momento nè mare, nè deserto, nè prateria, un buon sostituto riesco a trovarlo in How the Spark Loves the Tinder.

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Lou Barlow – Brace The Wave

Peppe Trotta per TRISTE©

Hanno chiuso la libreria più vicina a casa mia e adesso mi tocca fare un po’ di strada per giungere in un posto dove trovare abbondanza di titoli. È condizione fondamentale per me quella della grande possibilità di scelta, in quanto non sempre arrivo munito di lista o intenzioni di acquisto.

Spesso invece entro e semplicemente mi perdo tra gli scaffali alla ricerca di qualcosa che possa attrarmi. Capita a volte di rimanere confuso e non sapere che cosa fare e ogni qual volta succede finisco per tornare su qualche autore che conosco bene e che per me in qualche modo rappresenta una certezza. Perdo il gusto della scoperta ma difficilmente resto deluso.

Così come non mi ha deluso Brace The Wave.

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Low – Ones and Sixies

Nemo Thibaud per TRISTE©

In fondo non puoi fare altro che incazzarti. Puoi sbatterti, lottare per fare qualcosa di buono per tutta un’intera vita ma quando capisci che tutto ha una scadenza non puoi che arrenderti.

Quando incontri quelle coppie di anziani signori al ristorante sposati da una vita che non si parlano, è perché non c’è più niente da dirsi e va bene così. Ti arrendi perché sai che ci sarà il giorno in cui dovrai andartene e prima ancora, il giorno in cui quello che avevi da dire ormai già l’hai detto.

Questo è Ones and Sixies: la resa. Una resa di gran classe.

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Sweet Baboo – The Boombox Ballads

Mi ricordo quando alle elementari mi trovavo per la prima volta a fare i conti con la geometria. Le linee rette che puntavano all’infinito, le semi-rette al loro fianco e, poi, my favourites: i segmenti.

Credo sia la nozione di infinito a mandarmi nel panico, l’idea di avere tutto a disposizione, senza regole. Pensare se davvero, prima o poi, le rette arrivino a diventare semi-rette. I segmenti invece, sono splendidi, regolari, affidabili, talmente versatili che arrivano a snellirsi fino al diventare punti. Fanno diventare i propri limiti qualità, conoscono a fondo le proprietà che li contraddistinguono e, ultimo ma non meno importante, fanno di necessità virtù.

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