Bombino @Quirinetta – Roma, 26/03/2015

E’ stata una settimana faticosa. Una settimana stancante. Non solo perchè ho messo finalmente in atto il buon proposito di iscrivermi (ed andare, cosa non necessariamente conseguente) in palestra, ma anche per lavoro ed impegni vari.

Tra questi ultimi, Mercoledì scorso vi è stata la “piacevole fatica”, insieme agli amici di Unplugged In Monti, del live di Neil Halstead e Daniel Martin Moore per una nuova data delle nostre #ChurchSessions.

Ma quando un concerto lo organizzi tu non è che te lo godi proprio fino in fondo (quasi per niente?). Per questo il giorno successivo ho cercato di rimediare.

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Monorail – Songs from Calm street

Peppe Trotta per TRISTE©

A quale decade dello scorso secolo guarderà questo 2015? Personalmente sono poco preparato in materia vista la mia grande incapacità di stare al passo coi tempi. È da un po’ che ormai ci ritroviamo costantemente a guardare al recente passato alla ricerca di stili e gusti da rivisitare e riproporre.

L’industria della moda guida senz’altro questa tendenza, ma non è l’unico campo in cui ciò avviene e di certo la produzione musicale da sempre cerca ispirazione nel suo passato.

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Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Cominciare una nuova vita può significare molte cose. Svegliarsi alle 7 del mattino per andare a comprare croissants, pains au chocolat e brioches au sucre, potrebbe non essere un inconveniente, tutto sommato. Non, come ad esempio, trovarsi nel mezzo della strada a chiedersi dove si trovi il Boots più vicino, dove sia il posto più carino dove fare il brunch, l’afternoon tea. Capire dove servano le migliori ales.

I should have known better, nothing can be changed, the past is still the past, the bridge to nowhere“.

E mi risveglio a Lourmarin, nella dolce valle del Luberon, direzione Marsiglia. Nelle orecchie il nuovo album di Sufjan Stevens, senza dubbio uno dei più grandi artisti della sua generazione. Cito un Tumblr che ha colto nel segno creando il motto: “between hipsters and god there is Sufjan Stevens“.

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Courtney Barnett – Sometimes I sit and think, and sometimes I just sit

Troppo spesso (e negli ultimi anni in particolare), si da poco peso ai testi delle canzoni. Soprattutto per i non “madre-lingua” il primo (e ultimo?) impatto che si ha con le canzoni è quello della melodia e del suono, sulla cui unica base viene valutato il prodotto musicale (che già dire “prodotto musicale” è un po’ uno schifo).

Se è normale (ed anche giusto) che in una canzone la musica abbia effettivamente un grosso peso (non siamo ad un concorso di poesia), però altrettanto dovrebbe avere quello che un artista sta cercando di dirci. Perchè sennò c’è il rischio che “sole-cuore-amore” ci risulti ridicolo solo se cantato in italiano, o viceversa che ci si possa perdere dei testi molto interessanti solo perchè non attratti immediatamente dalle sonorità.

Poi per fortuna c’è Courtney Barnett. Che unisce tutto alla perfezione.

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Inventions – Maze of Woods

Peppe Trotta per TRISTE©

“Per miscuglio si intende un insieme di sostanze che mantengono inalterate le loro caratteristiche originarie e che sono separabili con mezzi fisici semplici”

“Per composto si intende una sostanza con caratteristiche proprie che differiscono da quelle delle sostanze che lo hanno originato. E’ possibile ricavare gli elementi da un composto solo utilizzando dei sistemi chimico-fisici complessi”

Mi ha sempre affascinato questa differenza tra miscuglio e composto e ho sempre avuto un debole per i secondi, per quell’idea che l’unione possa generare qualcosa di diverso da una semplice sommatoria.

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