Girlpool – Powerplant

Giacomo Mazzilli per TRISTE©

Chissà se mai Wayne Coyne si ricorderà della serata in cui mi salvò la vita.

A Milano all’Alcatraz, uno dei concerti più belli che abbia mai visto: un elogio alla follia ed alla felicità, a concentrarsi a fondo sul non prendersi seriamente, ad aprire le braccia alla vita, alla follia, alla spontaneità senza limiti. A riconoscere l’amore: Do You Realize? Continua a leggere

Cathedrale – Total Rift

Giacomo Mazzilli di (a,da,in,con,su,per,tra,fra) TRISTE©

Prendi tutto: calzini, mutande, camicie stirate, scarpe eleganti. Pronto a stare in piedi per 10 ore e 10 negroni di fila (se pensi sia un’affermazione razzista, è colpa tua).

Torni a casa (non la tua) all’una di notte un po’ brillo, metti la sveglia che alle 7 si riparte. E via così per una settimana. Chissà se i Cathedrale da Toulouse, hanno mai fatto il Salone del Mobile di Milano.

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Hinds – Leave Me Alone

Già di per sé, uno che mi dice Leave me alone me la fa prendere bene. Sarà che sono il più socievole dei solitari, o il più solitario degli estroversi, ma mi capita a volte di dirlo. O forse sono solo circondato da persone invadenti. Ah Ah.

Indipendentemente dal vostro punto di vista, ci sono casi in cui vale la pena mettersi in disparte, prendere il tempo di riflettere, di prendere la rincorsa. In un’epoca soffocata dalla velocità a tutti i costi, sembra quasi un atto rivoluzionario ascoltare un disco, leggere un libro, godersi un bicchiere di Braulio.

Lo so che quelli della mia generazione bevono il Montenegro, ma non è questo il punto né il momento… Leave me alone!

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Keaton Henson – 5 Years

Peppe Trotta per TRISTE©

Un anno è appena finito e come sempre ad una conclusione si lega una riflessione su ciò che è stato.

È tempo di bilanci, di somme che a volte non tornano, di rimpianti e buoni propositi per il futuro immediato. Inutile pensare di sottrarsi ad un meccanismo inconscio e ricorrente. La speranza è che alla fine riesca ad essere comunque un momento di crescita.

La fine del 2015 è stata tempo di bilanci anche per Keaton Henson.

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The Tallest Man on Earth – Dark Bird Is Home

Qualche giorno fa è morto BB King. Mi ricordo quando lo vidi a Glastonbury qualche anno fa. Devo dire che anche se non sono mai stato un fanatico di blues, l’ho sempre apprezzato, così come ho sempre apprezzato il repertorio del Re, senza averlo mai particolarmente approfondito.

Di certo, averlo potuto vedere dal vivo, è una grande fortuna e come in tanti altri casi, un modo per capire meglio la statura dell’artista. Ad 80 anni suonati, fare una session da un’ora scarsa di blues da brividi, note che andavano dritte all’anima. Una passione incredibile, come quella che qualche anno dopo riuscì a rivelare Jens Kristian Mattson in arte The Tallest Man on Earth, al Forum di Kentish Town, Londra.

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Sufjan Stevens – Carrie & Lowell

Cominciare una nuova vita può significare molte cose. Svegliarsi alle 7 del mattino per andare a comprare croissants, pains au chocolat e brioches au sucre, potrebbe non essere un inconveniente, tutto sommato. Non, come ad esempio, trovarsi nel mezzo della strada a chiedersi dove si trovi il Boots più vicino, dove sia il posto più carino dove fare il brunch, l’afternoon tea. Capire dove servano le migliori ales.

I should have known better, nothing can be changed, the past is still the past, the bridge to nowhere“.

E mi risveglio a Lourmarin, nella dolce valle del Luberon, direzione Marsiglia. Nelle orecchie il nuovo album di Sufjan Stevens, senza dubbio uno dei più grandi artisti della sua generazione. Cito un Tumblr che ha colto nel segno creando il motto: “between hipsters and god there is Sufjan Stevens“.

dbfa1978

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Stanley Brinks & Freschard – Pizza Espresso

Non ho trovato una vera e propria “colonna sonora” per questa estate. Non che sentissi il bisogno di trovarla per forza. Ma a volte può aiutare. Perchè puoi essere tu che cerchi una melodia che si adatti al tuo mood, ma a volte è invece la musica a guidare te.

Ecco, l’estate sta per finire. Ed è stata davvero strana questa estate. Ed ora che finisce ho trovato il disco che forse non ne sarebbe stata la giusta colonna sonora, ma che sicuramente avrei voluto lo fosse. Stanley Brinks & Freshard, Pizza Espresso. Don’t be sad.

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