Mikal Cronin – MC II – 2013

A volte ascolto malinconicamente le canzoni che hanno rappresentato la mia adolescenza. A differenza del mio collega che a quell’età ha foraggiato la propria passione per la musica di qualità (Cure, Radiohead, Pink Floyd, Joy Division e via dicendo), io ho speso molto tempo dietro a band “da una botta e via”: Sugar Ray, Matchbox 20, Third Eye Blind e via dicendo. Il tutto senza scordare il primo vero grande amore: gli Smashing Pumpkins.

Quando poi sono cresciuto, ho iniziato ad amare le progressioni psichedeliche di band come i Grateful Dead, i Love, i Beatles  e i Pink Floyd Con Syd Barrett che mi hanno accompagnato agli anni dell’università. Vi chiedo scusa se fino ad ora vi possa essere sembrato un post Amarcord, non lo è per niente, volevo solo farvi capire che con il mio background musicale, non potevo non amare questo disco di Mikal Cronin ed urlare al miracolo.

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Sweet Baboo – Ships – 2013

Sweet Baboo è il progetto di Stephen Black, musicista gallese che a suo tempo ha collaborato con artisti importanti della sua terra fra cui Islet e Gruff Rhys (Super Furry Animals, Neon Neon). Nonostante abbia iniziato a pubblicare una serie di album ed EP già dal 2004, il suo nome non si può certo definire conosciuto ai più (anche se ha suonato a Glastonbury), ma sembra proprio che a primavera 2013, anche il suo momento sia arrivato.

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Wild Belle – Isles – 2013

Natalie Bergman ed il fratello Elliot sono le menti che si nascondono dietro al progetto Wild Belle: un duo che, a parte portare un cognome pesante (sebbene non ci siano legami di parentela col grandissimo Ingmar), mescola elettronica a dinamiche reggae sfruttando un cantato che sembra uscire da una donna dalla pelle scura.

Natalie Bergman infatti, oltre ad essere una piacevole notizia per gli occhi, ha un timbro che si presta perfettamente ad un mix r’n’b/soul/motown (chiudete gli occhi, mettete su Twisted e ditemi che non è vero – se non state usando un cd player, potete tenere gli occhi aperti più a lungo eheh) che quindi riesce a donare originalità al suono di famiglia.

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Iron and Wine – Ghost on Ghost – 2013

La mia memoria mi ha da sempre reso autistico agli occhi di chi mi conosce. Cioè, riesco a ricordare nomi e codici in una maniera che ricorda le doti mnemoniche di Raymond Babbitt. Ad esempio, una volta, in una famosa catena di mobili svedese (si, quella) dopo un paio di sfogliate ai cataloghi della cucina, riuscivo a ricordare nomi e codici degli articoli che avevamo deciso di acquistare, riuscendo a sbalordire la commessa che a dispetto dei suoi 5 anni passati a lavorare nello store, non ne ricordava nemmeno uno.

Detto questo, ai tempi del loro esordio, non riuscivo a distinguere Bon Iver da Iron and Wine. Shame on me. (Anche se a pensarci bene, non fa altro che confermare le mie derive autistiche).

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The Veils – Time Stays, We Go – 2013

28 Aprile 2013, a pochi giorni da una deadline importante, ricevo in anticipo un dono che mi aiuterà a finire il progetto. Time Stays, We Go altro non potrebbe essere definito se non un regalo.

A distanza di un paio di anni dall’ultimo EP Troubles of the Brain, ritornano i The Veils, band capitanata da un Finn Andrews in grandissimo spolvero. Il primo feeling che si prova ascoltando questo disco, infatti, è che il leader abbia trovato quella libertà artistica tale da assecondare la propria maturità acquisita.

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