Chantal Acda – Bounce Back

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

La Primavera arriva sempre con un carico di vitalità ed entusiasmo.

Nonostante valga il detto “Aprile, dolce dormire”, le giornate allungate e le temperature in aumento spingono la gente fuori dal letargo invernale.

Non so perchè, invece, per me ogni anno la Primavera coincide con un particolare accumulo di impegni di lavoro. Forse sono proprio gli arretrati dell’Inverno, da cui bisogna necessariamente riprendersi (“Bounce Back”) in fretta.

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Laura Marling – Semper Femina

Sara Timpanaro per TRISTE©

C’era una volta una ragazzina che si divertiva con la BMX dei fratelli e faceva delle vere e proprie marachelle, suonava di proposito i campanelli di sconosciuti per poi scappare, andava dove trovava le discese ripide e si lanciava per sentire la sensazione di vuoto in pancia e il vento tra i capelli, rientrava in casa sporca di terra o fango e se avesse potuto avrebbe vissuto sempre in giro, sempre in strada.

Insomma un vero maschiaccio.

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Spiral Stairs – Doris & The Daggers

Giulia Belluso per TRISTE©

Breve storia (per) TRISTE©.

Giovedì 6 aprile ore 03 :01 AM
La mia dannata insonnia, non mi farà addormentare ad un orario decente nemmeno questa sera. In televisione non c’è nulla di bello. Rimpiango di non essere andata a bere una birretta “casual” con alcuni amici. Nella mia mente echeggiano alcune parole di un libro appena finito e la stridente” voce” del mio cervello, che continua a farmi stare sveglia nonostante i ripetuti sbadigli.

Ingobbita come un cammello, con gli occhi rossi, i capelli arruffati e una calzetta mancante mi alzo e guardandomi allo specchio penso di essere l’incarnazione di Satana.

D’improvviso ricordo di dover scrivere una nuova recensione, così prima di “morire di sonno” abbozzo qualche riga, certa che persino i neofiti apprezzeranno: dopotutto questa è una review che racconta del nuovo capitolo (dopo otto anni di silenzio) dell’avventura di Spiral Stairs.
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JFDR – Brazil

Peppe Trotta per TRISTE©

A volte sembra di vivere più giorni condensati in un unico ciclo di ventiquattro ore e spesso questa sensazione è legata alla continua mutazione di un cielo instabile.

Apri gli occhi su un azzurro denso e luminoso e ti ritrovi ad osservare grigie nuvole minacciose che plasmano astratte figure vaporose per poi tornare nuovamente a godere di un confortevole calore primaverile.

Una sorta di viaggio immobile, la stessa sensazione che mi regala ad ogni ascolto Brazil.

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Timber Timbre – Sincerely, Future Pollution

Albert Brändli per TRISTE©

Chi di noi – anche per una sola volta – non ha immaginato di vivere in un altro periodo storico-musicale che non sia quello in cui viviamo?

Io, per esempio, ho spesso immaginato di vivere a cavallo tra i 70′ e gli 80′, gli anni della disco dei bee gees, donna summer, gloria gaynor (per citarne qualcuno) ma anche gli anni in cui il rock non sarebbe stato più lo stesso.

Gli anni in cui nascevano i Cure, i Joy Division, i Bauhaus.

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