Josh T. Pearson + Calvin LeBaron + The Two Witnesses @Monk Club – Roma, 30/10/2015

La vita ci cambia. Gli avvenimenti ci modificano. E chi non si mette mai in discussione è sicuramente una persona poco profonda.

Però forse, più spesso, la vita tira fuori delle cose che abbiamo avuto sempre dentro. E’ un po’ quello che è successo a Josh T. Pearson, e noi eravamo lì per “testimoniarlo”.

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Julien Baker – Sprained Ankle

Peppe Trotta per TRISTE©

I cambi d’orario che arrivano puntuali ogni semestre continuano a incidere sul mio ritmo biologico. Tornata l’ora solare la mattina gli occhi si aprono prima, sempre e comunque.

Non tutti subiscono le conseguenze di questo spostamento minimo, io evidentemente appartengo all’altra categoria. Però in fondo la cosa ha i suoi lati positivi. Dai cambiamenti si può sempre provare a ricavare profitto.

Julien Baker è riuscita a trarne un disco. Intenso e ispirato.

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Few Fingers – Burning Hands

A volte le cose che ci sono più vicine sono quelle che conosciamo meno. Così molta gente è stata in Egitto, a Parigi, negli States, in Giappone, etc., ma non è mai andata alle 5 terre o a Norcia (sì, Norcia).

Io, dal canto mio, sono stato in un sacco di posti più o meno strani nel mondo ma, mea culpa, ancora non ho trovato il tempo per fare un salto in un paese reletavimente vicino: il Portogallo.

Fortunatamente c’è la musica, che avvicina i luoghi e spesso è causa principale dei miei viaggi.

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This Mortal Coil – It’ll End In Tears

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sulla copertina, immancabilmente virata seppia, scelta da Vaughan Oliver per il primo lavoro del progetto collettivo dell’etichetta 4AD chiamato This Mortal Coil, c’è una figura femminile, con gli occhi chiusi, persa in una densa nebbia che le avvolge il corpo rendendolo quasi immateriale.

Altrettanto immersi nella nebbia sono i miei ricordi riguardo al momento in cui mi sono imbattuto nei This Mortal Coil e in It’ll End In Tears, l’album del 1984 che riassume in sé gli elementi distintivi, estetici e musicali, dell’etichetta 4AD di Ivo Watts Russell.

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È probabile che sia stato semplicemente un incontro inevitabile, perché con band come Cocteau Twins, Cindytalk e Dead Can Dance era destino che qualsiasi appassionato di certe sonorità oscure, in breve tempo, si innamorasse di un’etichetta così fortemente caratterizzata e provasse (con tutte le difficoltà dell’epoca) a non perderne neanche un’uscita.

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Alela Diane & Ryan Francesconi – Cold Moon

Peppe Trotta per TRISTE©

Crisi. La crisi economica, la crisi socio-politica, squadre in crisi di gioco, matrimoni in crisi, uomini in crisi mistica. Questo vocabolo capace di incutere un certo timore ormai lo si ritrova ovunque. Onnipresente. Coinvolge ogni cosa, dai grandi processi di respiro mondiale alla dimensione del singolo essere umano. Ovviamente non è una novità, ma in questo periodo storico la sua diffusione è divenuta virale.

Una categoria da sempre molto soggetta a periodi di crisi è certamente quella degli artisti, visto la forte incostanza dell’elemento principale che ne sottende l’operato: l’ispirazione.

Credo che ne sappia qualcosa anche Alela Diane.

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