Kevin Hume – Something That Was Taught to Me

Marica Notte per TRISTE©

Ognuno di noi ha ricevuto degli insegnamenti, pochi di noi ne ricordano bene il contenuto.  Le parole, anche le più importanti, diventano un vago ricordo con il tempo e la voce del singolo narratore si confonde con quella di altri personaggi in un vocio di cori. In un bisbiglio di storie sentite come fossero echi e richiami.

Quando mi rivedo bambina vedo la mia testa all’insù in attesa di un messaggio. Ricordo (e a volte è davvero possibile) la sensazione di capogiro che avevo nelle gambe e negli occhi; piedi ben saldi a terra, testa verso l’alto e il mondo che iniziava a muoversi e l’equilibrio che perdeva forza e stabilità.

Sarei potuta cadere molte volte ma credo che avrei comunque continuato a guardare il cielo anche se con un ginocchio sbucciato, perché volevo dare la mia voce alle nuvole e alla luna, al mistero e alla curiosità, e vedere i volti degli adulti trasformarsi in smorfie napoletane.

Credo che il “perché” sia stato e sarà uno dei miei insegnamenti più cari. E che con il tempo spero non diventi mai una risposta.

KevinHume_SomethingThatWasTaughtToMe

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Richard Orofino – Aquamaroon

Molte ricerche, negli ultimi anni, si sono concentrate sull’impatto delle nuove tecnologie sulla cognizione umana. Un fenomeno particolarmente studiato è quello del multi-tasking, sempre più forzato dai mille device che ci portiamo dietro e dalla quantità di input sensoriali con cui veniamo bombardati.

Ecco, un interessante effetto generato dalla tendenza al multi-tasking (mangio-mentre-guardo-la-TV-mentre-controllo-Facebook-mentre-ascolto-un-disco-mentre-finisco-di-analizzare-i-dati-per-il-lavoro) è la sensibile riduzione delle capacità attentive. Ogni stimolo, anche il più insignificante, è capace di attirare la nostra attenzione e distrarci (per una reference, vedete qui)

Ecco, in un mondo abitato sempre più da gente con tali problemi (purtroppo, ho paura, me compreso) fare un disco di 27 pezzi forse non è la mossa più azzeccata. A meno che…

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Little Syster – No Straight Line

Marica Notte per TRISTE©

Maggio è il mese della rinascita. È il mese della fine e dell’inizio. Della fine perché possiamo lasciarci l’inverno alle spalle, con freddo e buio pesto alle cinque del pomeriggio, e sperare anche che arrivi di nuovo il più tardi possibile (e che duri il meno possibile).

Dell’inizio, perché nell’aria (oltre a una dose fastidiosa di polline) si percepisce il profumo della rinascita: l’erba cresce e si colora di molte sfumatura di verde; gli alberi fioriscono e si appesantiscono di frutti; il sole inizia a riscaldare il mare, la montagna e tutto esce allo scoperto. Il letargo finisce, non solo per alcuni animali, anche  per noi, esseri umani. E tutto è diverso, nulla si ripete in natura, tutto cambia.

E noi possiamo rendercene conto e prenderne parte anche con canti e balli.

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Aisha Badru – Vacancy EP

Marica Notte per TRISTE©

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Molte volte si usa questo detto popolare quando bisogna giustificare i propri gusti se questi non trovano nessuna relazione con quelli altrui. Pochi sanno che questo motto è una trasposizione, o meglio trasformazione abbastanza fedele, del pensiero kantiano sui giudizi estetici < è bello ciò che piace universalmente senza concetto>.

Anche io, nonostante gli anni universitari passati sui lunghissimi libri di filosofia, preferisco usare il proverbio per dare maggiore efficacia, e soprattutto comprensione, alle mie conversazioni.

Accade che se per ciò che ci piace si fa fatica a formulare le giuste frasi (o meglio quelle che si avvicinano alle sensazioni esperite), si fa più facilità a spiegare i perché di ciò che non ci piace. Come un gioco di traduzione inversa!

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YoloSuicide – i listened to your answering machine, got nervous and hung up

La nostra passione per le voci femminili non è sicuramente un segreto. Tante sono le artiste di cui vi abbiamo parlato, da quelle più “famose” alle nostre scoperte nei meandri della rete e del mondo. E altra passione (forse più mia, parte romana) è quella per i suoni sporchi, per le chitarre scarne e le voci tremanti.

Queste due passioni si riuniscono in questa nuova scoperta. Da Potsdam, nello stato di New York (ma più vicino al Canada e a Montreal che alla metropoli statunitense), YoloSuicide e un ep dal titolo molto molto lungo.

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Sam Reynolds – 3

Peppe Trotta per TRISTE©

“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Sembrerebbe che questo futuro profetizzato da Warhol nel lontano ’68 sia arrivato. Ti guardi in giro e in ogni campo (soprattutto negli ambiti creativi) ti imbatti in persone che hanno vissuto il proprio quarto d’ora di gloria, momento di cui amano parlare e vantarsi, autoproclamandosi esponenti di spicco di qualcosa. Tutti a caccia di gloria.

Poi per fortuna esistono le eccezioni, le persone che amano l’ombra, ma che sanno creare emozioni.

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Parkay Quarts – Content Nausea

Quando ero giovane avevo (è ho tutt’ora, nonostante ci siamo un po’ persi di vista) un grande amico che era fissato col punk (o per essere più precisi con il punk rock). Io ai tempi non apprezzavo molto tali sonorità. Con anni di distanza volevo dirti una cosa Riccardo: sai che in parte avevi ragione tu?

Non che ora sia diventato un vero amante del genere, ma alcuni gruppi (del passato e del presente) sono invece diventati ascolti assai graditi. Grazie anche a band come i Parquet Courts che hanno saputo dare nuovo spolvero a queste sonorità.

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