Alvvays + Real Estate @ Shepherd’s Bush Empire

Quando ero alle medie, mi ricordo che c’era una ragazza carina. Non era bella, ma semplicemente piaceva a tutti, al punto che riuscire a limonare con lei sarebbe stato un achievement da stamparsi in petto e mostrare con orgoglio.
Quando successe a me (di limonarla), ricordo che provai ben poco. Ero più interessato al “dopo”: dire a tutti che l’avevo fatto. Io ero innamorato di Evelyn.

Andare al concerto dei Real Estate è stato come limonare la più bella del liceo: un po’ lo fai perché apprezzi le sue qualità, ma soprattutto lo fai per dirlo agli altri. È l’opposto dell’onanismo.

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French for Rabbits – Spirits

Peppe Trotta per TRISTE©

A chi non è mai capitato di sognare ad occhi aperti?

Mi succede spesso, all’improvviso, intento a fare una cosa qualsiasi. Mi estraneo e tutto si ferma. L’unica cosa che conta è seguire il sogno, perdersi al suo interno. Puoi ritrovarti ovunque, nella fredda Islanda, nel paese in cui sei nato o addirittura dall’altra parte del mondo, un luogo come la Nuova Zelanda.

Ed è da qui che arriva il disco di cui vi vogliamo parlare, prima prova sulla lunga distanza dei French For Rabbits, band costruitasi attorno alle figure di Brooke Singer e John Fitzgerald.

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The Jesus And Mary Chain – Psychocandy

Francesco Amoroso per TRISTE©

Probabilmente di Psychocandy, primo album dei Jesus And Mary Chain, a quasi trent’anni dalla sua uscita, si è già detto tutto. E anche all’epoca, ascoltare l’esordio dei fratelli Reid non è che rendesse nessuno automaticamente un grande scopritore di talenti: oltremanica se ne parlava ovunque e anche da queste parti non era certo passato inosservato.

Quando si tratta di ricordare, però, le esperienze individuali sono quelle che contano. E, vi assicuro, il 1985 non è stato uguale in tutto il mondo. Allora, senza la rete, per ascoltare nuove band e nuovi suoni ci si doveva affidare alle riviste musicali e a qualche encomiabile programma radiofonico. E quello era solo l’inizio. Per riuscire finalmente a mettere le mani su un vinile (non ero hipster neanche allora ma gli altri supporti non esistevano, ad eccezione delle cassette, che facevano già schifo a quei tempi) a volte trascorrevano mesi, se non anni.

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Caribou – Our Love

Quante volte vi siete resi conto dell’importanza che certe cose hanno nella vostra vita? A me é capitato oggi, dato che ho dovuto portare il mio telefono a riparare, e mi ritrovo senza il mio fedele compagno. Materialismo a parte, ci sono tante altre cose che mi fanno pensare: I can’t do without you. Ad esempio i miei amici.

Quelli con cui vado a cena fuori, a bere un aperitivo o a passeggiare sugli scogli la sera d’estate. Quelli che conosco da tanto. Quelli con cui si fuma sugli scogli e si fanno i campeggi al Lagastrello il 15 di Agosto. Quelli con cui gioco a calcio o magari a squash, fra mezz’ora.

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Flower Face – Funeral Kid EP

Del nostro amore per il Canada vi abbiamo parlato un sacco di volte. In tutte le salse. Musicali, culturali, ambientali. Così tante volte che quasi ci siamo stufati anche noi di ripetervelo. Quasi.

Questo per dire che anche per questa nuova recensione torniamo in Canada. E questa volta il verbo “tornare” ha un ulteriore significato. Se ci seguite, il nome di Flower Face non vi sarà nuovo: a distanza di qualche mese, vi parliamo nuovamente di questa giovanissima cantautrice dell’Ontario, che avevamo scoperto qualche tempo fa.

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