August and After @Na Cosetta – Roma, 10/03/2015

Dall’apertura di questo blog molte cose sono successe: abbiamo ascoltato un sacco di musica (ancora di più, se possibile, di quella che già ascoltavamo), abbiamo scoperto nuovi artisti, abbiamo organizzato concerti e collaborato con altri “addetti del settore”.

E, soprattutto, abbiamo stretto molte nuove amicizie. Con persone che condividono la nostra stessa passione e con gli artisti stessi. Vicini e lontani. E ti accorgi che la musica è così forte che a volte basta un breve incontro per legare le persone.

E proprio Martedì scorso, praticamente dietro casa (cosa che non guasta), tra le mura dell’ottimo ristorante ‘na cosetta (non solo ristorante. Ma vi consiglio vivamente di venire a mangiare in questo locale, anche se, per ora, non siamo un blog di recensiosi culinarie) sono tornati a Roma dei nostri “vecchi” amici.

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Frontier Ruckus @Unplugged In Monti @Black Market – Roma, 09/03/2015

Marica  Notte per TRISTE©

Nota di sincerità: Lunedì sera mi sono presentata al concerto senza avere nessuna idea di chi suonasse. O meglio, solo il nome della band mi era chiaro, per il resto tabula rasa.
Ho preferito conoscerli direttamente, di persona, perché anche questo approccio alle cose può valere e risultare, per certi versi, ancora più sorprendente.

Prima che inizi qualsiasi concerto do sempre un’occhiata al palco per osservare gli strumenti del mestiere. Ieri sera, per la prima volta e dopo tanti concerti, ho notato la presenza di una sega, e sono rimasta un po’ perplessa. Poi a metà concerto ho capito che anche la classica sega (non dentata) presente nelle botteghe di un falegname può essere suonata con originalità e grazia (il suono prodotto è davvero piacevole e anche simpatico).

Appunto, conoscevo solo il nome: Frontier Ruckus. Il resto sarebbe arrivato durante la serata, come sempre bellissima, di Unplugged in Monti, e come sempre nel mio salottino preferito, quello del Black Market.

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Ghostpoet – Shedding Skin

La metà londinese di TRISTE© non è più la metà londinese. Non che non sia più la metà di questa bella avventura che abbiamo iniziato insieme a settembre 2012. Semplicemente non è più londinese: il secondo polo di queste pagine si sposta nel sud della Francia, sulle coste della Provenza, in quella città bellissima e affascinante che è Marsiglia.

Non nascondo un po’ di tristezza (senza ©), se non altro per tutte le scorribande fatte insieme in terra d’albione. E per il posto letto gratuito (ehm). Al tempo stesso non posso che essere felice per lui e per questa nuova avventura. Sperando si ricordi di comprare un letto in più nella nuova casa…

Sì, perchè oltre ad essere uno dei miei più cari amici e una delle persone che “consuma” più musica che io conosca, è anche un ottimo compagno di viaggio. Così in questi anni di sua residenza in Inghilterra appena potevo cercavo di raggiungerlo.

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Palisades – ii

Marica Notte per TRISTE©

L’autunno è stanco, l’inverno è debole, la primavera è calma e l’estate è frenetica. Almeno credo.

L’estate non è la mia stagione preferita, nonostante sia nata in uno dei giorni più caldi (a detta di mia madre) del secondo mese estivo. Il motivo principale per la mia quasi-avversione all’estate è per le lunghissime ore di luce, il giorno estivo ha una durata che non riesco fisicamente a sostenere con tranquillità.

Mentre con l’avvicinarsi della sera tutto cambia perché riesco a trovare affascinanti, avvolgenti e profumate le sere estive: in esse c’è qualcosa che nelle altre notti non si riesce a trovare, a sentire, a percepire. Forse saranno le grida dei bambini (che se trovano una lucciola iniziano a correrle dietro), le voci di gioco e rabbia dei ragazzi dietro un pallone, gli sguardi esplorativi delle ragazze e i racconti di storie passate vissute in tempi lontani, molto lontani da noi.

Ma l’estate è ancora lontana. Tra qualche giorno l’inverno si trasformerà in primavera, gli alberi torneranno a fiorire e l’erba si colorerà di un verde intenso.

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Kristin McClement – The Wild Grips

Il Sudafrica è lontanissimo. Non lontano come la Nuova Zelanda, però è lontano. Ben 10 ore e 24 minuti da capitale a capitale, secondo il mio nuovo sito preferito. Però dopo queste 10 ore e mezza ci troveremo solo con un’ora di fuso da smaltire.

Voi direte: certo, si chiama latitudine. Lo so, lo so. Però normalemente sono abituato a viaggi che dopo 10 ore ti scombussolano tutto il ciclo sonno-veglia. Come quelli con trenitalia.

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