Elliott Smith – Either/Or

Francesco Amoroso per TRISTE©

È il senso di precarietà a pervadere ogni singola nota che esce fuori dai solchi degli album di Elliott Smith. Quel senso di precarietà con cui siamo costretti a fare i conti tutti i giorni della nostra esistenza.

Potrei fermarmi davvero qui. Perché dire qualsiasi altra cosa sulle canzoni di Elliott Smith e sui suoi album mi risulta, in qualche misura, difficile e doloroso. E inutile.

La sua voce indifesa e le sue fragili melodie, accompagnate alla difficoltà della sua vita e alla sua tragica, quasi inverosimile, fine, dicono già dell’artista americano più di quanto qualsiasi (sedicente) critico musicale potrebbe dire. Basta l’ascolto di pochi minuti di uno dei suoi brani per comprendere immediatamente che Elliott era, per dirla all’americana, The Real Thing.

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Boduf Songs – Stench of Exist

Peppe Trotta per TRISTE©

Esistono giorni che si rifiutano di cominciare. Niente sole, niente luce, niente calore. Giornate che inevitabilmente si trasformano in un prolungamento della notte, condizionando il mio umore e rendendomi poco propenso ad ogni forma di relazione con i miei simili. L’unica soluzione e aspettare che passi e cercare di evitare tutto ciò che non si addice all’umore del momento.

La scelta della musica da ascoltare diventa fondamentale.

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Ibeyi – Ibeyi

Di tutte le cose che mi contraddistinguono ce n’è una di cui vado orgoglioso. È l’imprevedibilità che a volte si scatena sulle ali del mio entusiasmo.

È quella che mi fa saltare da un argomento all’altro senza necessità di continui logici; quella che mi fa saltare dal disco di Natalie Prass a quello delle Ibeyi; quella che mi fa pensare di lasciare Londra, amici che adoro, un paese che porterò sempre nel cuore per andare a vivere in un altro paese, una nuova esperienza.

Il cuore. Si dice che al cuore non si comanda mai.

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Aisha Badru – Vacancy EP

Marica Notte per TRISTE©

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Molte volte si usa questo detto popolare quando bisogna giustificare i propri gusti se questi non trovano nessuna relazione con quelli altrui. Pochi sanno che questo motto è una trasposizione, o meglio trasformazione abbastanza fedele, del pensiero kantiano sui giudizi estetici < è bello ciò che piace universalmente senza concetto>.

Anche io, nonostante gli anni universitari passati sui lunghissimi libri di filosofia, preferisco usare il proverbio per dare maggiore efficacia, e soprattutto comprensione, alle mie conversazioni.

Accade che se per ciò che ci piace si fa fatica a formulare le giuste frasi (o meglio quelle che si avvicinano alle sensazioni esperite), si fa più facilità a spiegare i perché di ciò che non ci piace. Come un gioco di traduzione inversa!

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Marika Hackman – We Slept At Last

Peppe Trotta per TRISTE©

Quarantacinque chilometri circa in poco meno di un’ora, cinque giorni alla settimana. È il mio percorso casa-lavoro. A volte succede che durante questo tragitto mi ritrovi ad attraversare condizioni climatiche differenti con variazioni repentine. Parto con una fitta pioggerella e mi ritrovo dopo un po’ all’asciutto, immerso nella nebbia. Continuo e appaiono sprazzi di sole, finisco per arrivare a destinazione sotto un cielo nuvoloso attraverso cui giunge una flebile luce.

Devo dire che quando succede non mi dispiace affatto. Aggiunge una salutare imprevedibilità alla routine e mi consente di rimanere attento durante la consueta peregrinazione.

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