Sin Ropas – Mirror Bride

Peppe Trotta per TRISTE©

Ho sempre avuto una certa inclinazione per le sensazioni agrodolci e per ciò che le veicola. È  un ingrediente costante in tutto ciò che mi attira e che spesso mi conquista.

Nulla che abbia a che fare con la tristezza cronica, con la depressione, ma soltanto quella sensazione in bilico tra possibilità divergenti. Venature dal sapore agrodolce di certo non mancano in Mirror Bride, disco che sancisce il ritorno alle scene dei Sin Ropas della coppia (artistica quanto nella vita) Tim Hurley e Danni Iosello, dopo quasi sei anni di assenza.

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Julia Brown – An Abundance of Strawberries

Forse è finalmente finito uno dei periodi più intensi (lavorativamente parlando) della mia vita. Ovviamente basteranno pochi giorni per trovare nuovi motivi di stress e disperazione (così, perchè mi piace essere una persona positiva e solare).

Quando sono veramente incasinato, a volte mi capita di lasciarmi trasportare dai ricordi, da quell’idea che l’infanzia fosse un periodo spensierato e gioioso che ora non c’è più (che poi chi se la ricorda davvero l’infazia?).

Insomma, come per i Beatles, le fragole della nostalgia.

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Hinds – Leave Me Alone

Già di per sé, uno che mi dice Leave me alone me la fa prendere bene. Sarà che sono il più socievole dei solitari, o il più solitario degli estroversi, ma mi capita a volte di dirlo. O forse sono solo circondato da persone invadenti. Ah Ah.

Indipendentemente dal vostro punto di vista, ci sono casi in cui vale la pena mettersi in disparte, prendere il tempo di riflettere, di prendere la rincorsa. In un’epoca soffocata dalla velocità a tutti i costi, sembra quasi un atto rivoluzionario ascoltare un disco, leggere un libro, godersi un bicchiere di Braulio.

Lo so che quelli della mia generazione bevono il Montenegro, ma non è questo il punto né il momento… Leave me alone!

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Stanley Brinks and The Wave Pictures – My Ass

Viaggiare è una delle cose che più mi danno soddisfazione. No. Mangiare è una delle cose che più mi danno soddisfazione. Ma le due cose sono per me spesso legate: per fare un esempio, già molto prima di “sta-cosa-del-km-0” col co-founder (figo eh dire co-founder?) di TRISTE© andavamo fino a Vinca per prendere del pane che in verità avremmo potuto comprare all’alimentari sotto casa solo per il gusto di andarlo a prendere proprio là dove lo facevano (con annessi grandi insulti da parte degli amici).

Per non parlare delle colazioni con gli amor del caffè degli svizzeri o delle pie dell’Old John Stock a Birmigham. O meglio ancora il giro in taxi per tutta Liverpool per trovare un posto dove facessero lo scouse quando ormai le cucine erano quasi tutte chiuse.

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Parquet Courts @Monk Club – Roma, 17/09/2015

Vorrei poter dire “come quando ero giovane”. Ma mentirei. Come già vi dissi, “quando ero giovane” non amavo molto certe sonorità.

Ma c’è sempre tempo per ravvedersi. E per fortuna c’è chi, anche ad anni di distanza, tali sonorità le fa rivivere con rinnovato vigore.

Al Monk Club di Roma sono arrivati i Parquet Courts. C’eravamo anche noi.

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