Conor Oberst + Dawes @Mojotic Festival @Teatro Arena Conchiglia – Sestri Levante, 19/08/2014

L’Estate è nella sua coda finale. Il sapore un po’ amaro delle vacanze che finiscono. Del dover salutare il mare. Il mare di casa. Un po’ come dover salutare alla stazione chi parte e invece vorreste avere ancora vicino. E poi succede che un treno non ci sia più (o ritardi così tanto da dover rimandare tutto. Grazie Trenitalia, questa volta davvero) e allora puoi ritagliarti ancora un po’ di tempo per non pensare al lavoro e agli impegni.

E allo stesso modo questo finale di Estate è capace di darti ancora molto. Non a sorpresa come Trenitalia. Ma comunque una grande gioia. Per l’ultima data del sempre più “importante” Mojotic Festival, nella sempre bellissima Sestri Levante, arriva per la sua unica data italiana Mr. Bright Eyes, Conor Oberst, in tour per il suo nuovo disco solista.

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Belle and Sebastian @acieloaperto @Rocca Malatestiana – Cesena, 8/8/2014

Sono in “ferie” da pochi giorni (come se ci andassi davvero in ferie….). Sono tornato a casa. Sono al mare. Dovrei (dovrei…) essere abbastanza rilassato. E allora perchè non alzare il telefono e dire a due amici se hanno voglia di farsi 300 km in macchina sotto il Sole in un Venerdì da bollino nero per il traffico?

Beh, io l’ho fatto. E ho trovato pure chi mi ha detto di sì. Il motivo è un evento per cui i 300 km (+ i 300 del ritorno…) non possono essere una giustificazione per mancare: tornano in Italia i Belle and Sebastian e lo fanno nella splendida cornice della Rocca Malatestiana di Cesena per l’ottima rassegna acieloaperto. Tutti in macchina, si parte.

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King Creosote – From Scotland With Love

Io non bevevo whisky. Il motivo era un semplice errore: quando assaggiai per la prima volta questo distillato lo feci con del bourbon, per altro di bassissima qualità (leggi Jack Daniel’s) e feci una sbagliatissima generalizzazione. Poi, non ricordo nè quando nè come, assaggiai uno scoth whisky scozzese. E fu amore.

Dalla Scozia con Amore, appunto. Come il nuovo album di Kenny Anderson, ai più noto come King Creosote. Eccovi la nostra review.

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Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

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Alvvays – Alvvays

Luglio col bene che ti voglio, da quando vivo a Londra tanto bene non ti voglio più. Già perché adesso voglio sposare Archie pure io. Ah-Ah. Non posso nemmeno giustificarla con il caldo, la cotta che mi sono preso per una meravigliosa band Canadese: gli Alvvays.

Tutto merito di Archie, a cui è intitolata la splendida Archie Marry Me (prometto che dopo averlo nominato tre volte in 4 righe, non lo nominerò mai più o lo chiamerò più semplicemente l’Innominabile). Scherzi a parte, si tratta di un pezzo veramente bello che rispecchia piuttosto fedelmente il modo di fare musica del quintetto di Toronto.

Un surf rock perfetto per l’estate, quella che voi state vivendo e quella che io sto immaginando, mentre sto seduto su questa scrivania bianca di fattura svedese e guardo l’orizzonte lontano dove un cielo scuro incombe in lontananza. 18 gradi o giù di lì, la temperatura perfetta per lavorare.

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