This Mortal Coil – It’ll End In Tears

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sulla copertina, immancabilmente virata seppia, scelta da Vaughan Oliver per il primo lavoro del progetto collettivo dell’etichetta 4AD chiamato This Mortal Coil, c’è una figura femminile, con gli occhi chiusi, persa in una densa nebbia che le avvolge il corpo rendendolo quasi immateriale.

Altrettanto immersi nella nebbia sono i miei ricordi riguardo al momento in cui mi sono imbattuto nei This Mortal Coil e in It’ll End In Tears, l’album del 1984 che riassume in sé gli elementi distintivi, estetici e musicali, dell’etichetta 4AD di Ivo Watts Russell.

ThisMortalCoil_ItllEndInTears

È probabile che sia stato semplicemente un incontro inevitabile, perché con band come Cocteau Twins, Cindytalk e Dead Can Dance era destino che qualsiasi appassionato di certe sonorità oscure, in breve tempo, si innamorasse di un’etichetta così fortemente caratterizzata e provasse (con tutte le difficoltà dell’epoca) a non perderne neanche un’uscita.

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Alela Diane & Ryan Francesconi – Cold Moon

Peppe Trotta per TRISTE©

Crisi. La crisi economica, la crisi socio-politica, squadre in crisi di gioco, matrimoni in crisi, uomini in crisi mistica. Questo vocabolo capace di incutere un certo timore ormai lo si ritrova ovunque. Onnipresente. Coinvolge ogni cosa, dai grandi processi di respiro mondiale alla dimensione del singolo essere umano. Ovviamente non è una novità, ma in questo periodo storico la sua diffusione è divenuta virale.

Una categoria da sempre molto soggetta a periodi di crisi è certamente quella degli artisti, visto la forte incostanza dell’elemento principale che ne sottende l’operato: l’ispirazione.

Credo che ne sappia qualcosa anche Alela Diane.

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Kurt Vile – b’lieve I’m going down..

Con gli amici a volte non si ha bisogno di parlare troppo, ci si capisce al volo. Come quando al Field Day di qualche anno fa io, Vieri e Giuliano decidemmo di andare a vedere un capellone con la camicia di flanella a fare un po’ di casino sul palco.

Potrebbe sembrare la descrizione di un suo amico e collega, tale Adam Granduciel, ma sto parlando di Kurt Vile. Due amici sulla cresta dell’onda del revival shoegaze che ha ripreso il proprio spazio nel repertorio indie delle ultime stagioni.

Capelli lunghi, sfiga a palate e quell’allure/look da emarginati che farebbe pensare a degli outliners – reietti – ed invece si ritrovano al centro del mondo: uno, con quello che da molti é stato definito disco dell’anno 2014; l’altro con quello che potrebbe reppresentarlo nel 2015.

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SOAK @Biko – Milano, 16/10/2015

Sara Timpanaro per TRISTE©

Bella, bellissima, con il viso di una bambola dai lineamenti delicati, la pelle di porcellana ed una voce dolcissima. Lei è Bridie Monds-Watson, conosciuta come SOAK.

Piccolissima, e vestita in total black, appare così al pubblico che ha atteso trepidante la sua apparizione sull’intimo palco del BIKO di Milano, lo scorso venerdì sera.

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Petite Noir – La Vie Est Belle

Ci sono giorni in cui ho bisogno di sentire il peso dell’aria grigia, sporca. Oppure di quella sensazione di pace che solo la pioggia sa dare. Insomma mi manca Londra.

L’altro giorno ho messo 45 minuti per fare 3 km, vi assicuro che non ero a Milano, ma nel sud della Francia. A farmi compagnia c’era Jeff Tweedy che cantava: I need a bright sky to enjoy my suffering, e mai come in quel momento ho capito quanto sia importante il tempismo.

Oppure è solo che al risveglio, la mia capacità realizzativa raggiunge i picchi di quella di Christophe Dugarry nel 2001, perdo tempo inutilmente mentre il traffico cresce, impietosamente, fuori dalla porta di casa mia.

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