Matt Maltese – In A New Bed

Francesco Amoroso per TRISTE©

Uno dei topoi (la polemica sul plurale dei termini di derivazione classica è lungo, ma mi baso sulle fonti: treccani) più abusati nei film e nelle serie tv è quello del protagonista (o della protagonista) che, dopo una notte brava, si sveglia in una stanza che non riconosce, in un letto non suo, insieme a un altro essere umano, spesso sconosciuto, che ronfa pesantemente.

Sarà che bevo poco, sarà che sono sempre stato scarsamente audace nelle mie avances, sta di fatto che una situazione del genere non mi è mai capitata. In un letto nuovo e sconosciuto mi sono svegliato spesso in viaggio, o, in casi infinitamente più rari, dopo un lunghissimo e sfiancante corteggiamento andato a buon fine.

Converrete comunque con me che, quale che sia il motivo che vi abbia portato a svegliarvi in un nuovo letto, il primo impatto sarà straniante e spiazzante.
Quando però nel letto sconosciuto nel quale vi risveglierete ci sarete finite/i consapevolmente allora, passato il primo momento di sbandamento, la situazione assumerà toni decisamente più gradevoli.

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Kevin Morby – Singing Saw

Peppe Trotta per TRISTE©

È stata una settimana veramente vuota, piatta come il tracciato di un cuore che ha smesso di battere. Al di fuori della noiosa routine non è accaduto nulla degno di nota.

Succede e ti senti come se avessi sprecato un piccolo lasso del tuo limitato tempo. Un’unica eccezione al mood imperante: Singing Saw di Kevin Morby.

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Cate Le Bon – Crab Day

Sono in ritardo. Sono sempre in ritardo. Non che io sia una persona ritardataria. Anzi. Faccio di tutto (e riesco quasi sempre) ad essere perfettamente in tempo. Il problema è che inizio a prepararmi tardi. O rimando fino all’ultimo secondo le cose.

Fossi come il mio amico Giacomino, non sarebbe un problema: prenderei il ritardo con leggerezza e non mi preoccuperei. Io invece lo vivo male. E mi ammazzo per riuscire a rispettare le scadenze.

Questa volta però, non ce l’ho fatta.

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Tinpan Orange – Love Is A Dog

Peppe Trotta per TRISTE©

Ho smesso di contare le volte che mi hanno tamponato. Accade con regolarità e ormai sono sicuro che non esista alcun modo per poter prevenire la cosa.

Evidentemente il paraurti posteriore della mia auto è soggetto a qualche strana forma di magnetismo che attrae i cofani altrui, fenomeno che un po’ ricorda quello che fa atterrare sul lato imburrato qualsiasi fetta biscottata che scivola di mano.

Devo abbandonarmi all’inevitabile senza pormi troppe domande, così come accetto l’idea che dall’Australia arrivino sempre più suoni magicamente accattivanti.

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Mazzy Star – So Tonight That I Might See

Francesco Amoroso per TRISTE©

Il giorno che, su un noto settimanale musicale britannico, scoprii che gli Opal non c’erano più, ero ancora intento a rigirare tra le mani la copertina del loro album d’esordio, che ero finalmente riuscito a procurarmi dopo le solite immancabili peripezie.

Per meglio dire: gli Opal c’erano ancora, ma Kendra Smith (ex membro dei grandi Dream Syndicate), voce carismatica della band formata qualche anno prima con il chitarrista David Roback appena fuoriuscito dagli immensiRain Parade, era letteralmente scomparsa a metà di un lungo tour.

Nello stesso articolo si diceva anche che la band avrebbe proseguito nel lungo giro di concerti rimpiazzando la divina Kendra con una semisconosciuta ragazzina di origini messicane dalla voce flebile (forse, si diceva, la causa dell’allontanamento della Smith).
Insomma era, per tutti, la fine degli Opal, band che, nel breve volgere di un solo album (lo splendido Happy Nightmare Baby del 1987), era riuscita a rapire il cuore dei tanti appassionati del movimento del Paisley Underground che, con la dipartita dei Rain Parade, dei Dream Syndicate e ora degli Opal si stava pian piano spegnendo.

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