Protomartyr – Relatives in Descent

Emanuele Chiti per TRISTE©

Di personaggi strani, improbabili, teneri sui palchi in venti anni ne ho visti davvero tanti.

Tutti i travestimenti, le attitudini, i modi di fare più assurdi: un bel campionario. Forse ci potrei scrivere un libro, ma tempo non ne ho, quindi mi limiterò a ricordare l’impatto che ebbi con i Protomartyr due anni fa dal vivo.

La prima cosa che mi venne in mente fu: “Ma questi da dove arrivano?” In particolare il frontman Joe Casey: completo da impiegato del catasto, una lattina di birra da supermercato via l’altra, quasi immobile davanti al microfono. Accompagnato da tre ragazzetti che, insomma, non li defineresti proprio “alla moda”.

Ma a noi di queste cose importa? No, anzi vedere questo “sano disagio” lì sul palco ad accompagnare un set granitico e sferragliante ha contribuito in maniera crescente a farmeli amare.

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Moses Sumney – Aromanticism

Ho passato la scorsa settimana a letto con la febbre.

Se da un lato ci sono stati momenti in cui credevo che fosse oramai giunta la mia ora, dall’altro, ho avuto momenti di dolcissima libertà (grazie Netflix).

C’è chi dice che l’influenza sia soprattutto un segnale del proprio corpo: troppo stress, troppo lavoro o troppo chissà, e che serva a rimetterci un po’ i piedi per terra.

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Florist – If Blue Could Be Happiness

Fiamma Giuliani per TRISTE©

È evidente che viviamo in un’epoca in cui dominano l’apparenza, la spettacolarità. In cui una certa aggressività sociale è sinonimo di successo e di voglia di arrivare; in cui abbiamo facile accesso a una quantità enorme di informazioni, di dati, di oggetti.

Tutto ciò non è un male, se non fosse che – in mezzo a questo continuo bombardamento – la necessità di essere aggiornati spesso porta alla trascuratezza e la frenesia di assaggiare le novità rende poco accurati e impedisce di andare in profondità.

Il rischio è quindi di perdere qualcosa per pigrizia, fretta, poco tempo a disposizione; di trascurare il piacere di fermarsi ad assaporare, di essere sbrigativi con quello che non conquista la nostra attenzione immediatamente.

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Portico Quartet @Monk Club – Roma, 20/10/2017

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

L’automazione sta sempre di più invadendo ogni aspetto delle società umane e del vissuto dei singoli individui.

Come “parte in causa” anche io mi trovo a partecipare (ed organizzare, come lo scorso Settembre a Lisbona) eventi che trattano del rapporto tra tecnologia (e più in particolare intelligenza artificiale) e società.

Fortunatamente, però, a parte qualche curioso tentativo, per ora i concerti li fanno ancora le persone in carne ed ossa.

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David Sylvian – Secrets Of The Beehive

Francesco Amoroso per TRISTE©

Sosteneva Aldous Huxley che la memoria di ogni uomo sia la sua letteratura privata.

Eppure una “rubrica” che si chiama “Memory Lane” costringe il proprio redattore a rendere pubblica tale letteratura (che forse farebbe meglio a restare privata).

Ciò non toglie che pagine e pagine di questo racconto possano risultare ai più del tutto irrilevanti, se non addirittura noiose o irritanti, mentre chi scrive vi ravvisa significati profondi, verità incontrovertibili, vere e proprie epifanie.

E se la musica è senza dubbio molto più che la colonna sonora di questi racconti minimi, a volte la forza dei ricordi tracima e l’esperienza personale sopravanza e sommerge quella universale.

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