Arcade Fire @Earl’s Court Exhibition Centre – London 6-06-2014

Difficile definire una serata del genere. Da un lato, perché mi ha regalato emozioni talmente forti e profonde che mi trovo quasi in imbarazzo a descrivere (cercherò col sarcasmo di evitare di esprimerle appieno); da un lato, perché in più di un’occasione, ma soprattutto alla fine del live, si è avuto l’impressione di essere parte della storia. Un po’ come essere a Wembley nell’86 per i Queen o giù di lì. (Si, sono stato un fan dei Queen a suo tempo, poi ho conosciuto Billy Corgan e Kurt Cobain).

On top of that, non succede molto spesso di trovarsi in un palazzetto storico, con 20,000 persone a sostenere una band – La Band – sapendo che potrebbe essere l’ultimo live di sempre all’ECEC.

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Teleman – Breakfast

La storia è ciclica, l’ho scoperto sabato sera. Ero all’Academy di Islington per vedere alcune band live (Nishe, The Fourfits), gruppi interessanti, un po’ acerbe ancora ma in grande crescita.

E mi sono ricordato che io, all’Academy, ci avevo messo piede per la prima volta 6 anni fa: una serata organizzata da Alternative Press con band alle prime armi e come headliners avevano scelto i Pete And The Pirates che, a quel punto della loro carriera, avevano appena fatto uscire il loro capolavoro Little Death (per me uno dei dischi Pop più belli che abbia mai ascoltato). Ma che fine hanno fatto le An Experiment Of A Bird In The Air Pump?

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Kishi Bashi – Lighght

C’è il tempo che non trovi per fare quello che vuoi, il tempo che cambia tipico della primavera inglese, c’è il tempo che scorre via veloce, quello che vorresti dedicare alla musica che ti piace. Poi c’è il tempo che serve per comprendere pienamente un’artista, o un album. Quello che si dovrebbe trovare sempre per le cose che amiamo.

Questa settimana, noi di TRISTE, di tempo non ne abbiamo. E il fatto che mi ritrovi a scrivere questo post mi fa capire pienamente che il tempo per fare ciò che amiamo, è il tempo più importante che ci sia. Grazie Kaoru Ishibashi.

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Oliver Wilde – Red Tide Opal In The Loose End Womb

Non nego che ho speso almeno 2 minuti a rileggere il titolo dell’album per riuscire a correggere eventuali errori. Mi piace dire la verità, anche a costo di pagarne le conseguenze. Ah-Ah.

Ad esempio, vi è mai capitato di trovarvi in una sorta di deja-vù dilatato nel tempo tipo l’esperienza di trovarsi km lontano da casa, in un posto dove non conoscete nessuno, ed in cui non siete mai stati prima, ma al tempo stesso sentire quella strana sensazione di sentirsi a casa? Se siete nati vicino al mare, non ho bisogno di spiegarvelo, basta il rumore delle onde, l’odore di salmastro, qualche raggio di sole.

A me è appena successo in Portogallo, un paese che negli ultimi mesi mi ha fatto innamorare senza filtri: dalla musica, alle pastel de nata, dalla Livraria Lello alle camminate nella Ribeira.

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Chet Faker – Built On Glass

Quando vivi in un paese straniero riesci a capire meglio quali sono le differenze culturali fra paesi diversi. Lo capisci quando passi la Manica, e lo capisci principalmente nel momento in cui realizzi che, con tutti gli sforzi del caso, sarai per sempre italiano.

Ora però, basta con le speculazioni, perché, come dice Chet Faker, Talk is Cheap.

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