August and After @Na Cosetta – Roma, 10/03/2015

Dall’apertura di questo blog molte cose sono successe: abbiamo ascoltato un sacco di musica (ancora di più, se possibile, di quella che già ascoltavamo), abbiamo scoperto nuovi artisti, abbiamo organizzato concerti e collaborato con altri “addetti del settore”.

E, soprattutto, abbiamo stretto molte nuove amicizie. Con persone che condividono la nostra stessa passione e con gli artisti stessi. Vicini e lontani. E ti accorgi che la musica è così forte che a volte basta un breve incontro per legare le persone.

E proprio Martedì scorso, praticamente dietro casa (cosa che non guasta), tra le mura dell’ottimo ristorante ‘na cosetta (non solo ristorante. Ma vi consiglio vivamente di venire a mangiare in questo locale, anche se, per ora, non siamo un blog di recensiosi culinarie) sono tornati a Roma dei nostri “vecchi” amici.

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Palisades – ii

Marica Notte per TRISTE©

L’autunno è stanco, l’inverno è debole, la primavera è calma e l’estate è frenetica. Almeno credo.

L’estate non è la mia stagione preferita, nonostante sia nata in uno dei giorni più caldi (a detta di mia madre) del secondo mese estivo. Il motivo principale per la mia quasi-avversione all’estate è per le lunghissime ore di luce, il giorno estivo ha una durata che non riesco fisicamente a sostenere con tranquillità.

Mentre con l’avvicinarsi della sera tutto cambia perché riesco a trovare affascinanti, avvolgenti e profumate le sere estive: in esse c’è qualcosa che nelle altre notti non si riesce a trovare, a sentire, a percepire. Forse saranno le grida dei bambini (che se trovano una lucciola iniziano a correrle dietro), le voci di gioco e rabbia dei ragazzi dietro un pallone, gli sguardi esplorativi delle ragazze e i racconti di storie passate vissute in tempi lontani, molto lontani da noi.

Ma l’estate è ancora lontana. Tra qualche giorno l’inverno si trasformerà in primavera, gli alberi torneranno a fiorire e l’erba si colorerà di un verde intenso.

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Kristin McClement – The Wild Grips

Il Sudafrica è lontanissimo. Non lontano come la Nuova Zelanda, però è lontano. Ben 10 ore e 24 minuti da capitale a capitale, secondo il mio nuovo sito preferito. Però dopo queste 10 ore e mezza ci troveremo solo con un’ora di fuso da smaltire.

Voi direte: certo, si chiama latitudine. Lo so, lo so. Però normalemente sono abituato a viaggi che dopo 10 ore ti scombussolano tutto il ciclo sonno-veglia. Come quelli con trenitalia.

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Aisha Badru – Vacancy EP

Marica Notte per TRISTE©

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Molte volte si usa questo detto popolare quando bisogna giustificare i propri gusti se questi non trovano nessuna relazione con quelli altrui. Pochi sanno che questo motto è una trasposizione, o meglio trasformazione abbastanza fedele, del pensiero kantiano sui giudizi estetici < è bello ciò che piace universalmente senza concetto>.

Anche io, nonostante gli anni universitari passati sui lunghissimi libri di filosofia, preferisco usare il proverbio per dare maggiore efficacia, e soprattutto comprensione, alle mie conversazioni.

Accade che se per ciò che ci piace si fa fatica a formulare le giuste frasi (o meglio quelle che si avvicinano alle sensazioni esperite), si fa più facilità a spiegare i perché di ciò che non ci piace. Come un gioco di traduzione inversa!

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Marika Hackman – We Slept At Last

Peppe Trotta per TRISTE©

Quarantacinque chilometri circa in poco meno di un’ora, cinque giorni alla settimana. È il mio percorso casa-lavoro. A volte succede che durante questo tragitto mi ritrovi ad attraversare condizioni climatiche differenti con variazioni repentine. Parto con una fitta pioggerella e mi ritrovo dopo un po’ all’asciutto, immerso nella nebbia. Continuo e appaiono sprazzi di sole, finisco per arrivare a destinazione sotto un cielo nuvoloso attraverso cui giunge una flebile luce.

Devo dire che quando succede non mi dispiace affatto. Aggiunge una salutare imprevedibilità alla routine e mi consente di rimanere attento durante la consueta peregrinazione.

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