Adam Record

Marica Notte per TRISTE©

E’ da molto tempo che non ascolto musica italiana. Non ne sento la necessità, forse perché c’è ben poco, allo stato attuale, di particolarmente interessante. Qualche anno fa, invece, dedicavo più tempo e ascolto al Made in Italy, anche se non ero orientata verso generi leggeri, adatti agli anni giovanili.

Delle molte canzoni (anche se è molto riduttivo definirle così) di De Andrè la frase che spesso mi ritorna alla mente è “sono state giornate furibonde senza atti d’amore”.
Improvvisamente la ricordo e immediatamente mi accorgo di quanta verità ci sia dietro quella affermazione. Di come lasciamo trascorrere il tempo senza “atti d’amore”, senza (aggiungo) “atti non individuali”.

Alla fine non è difficile creare momenti amorevoli. Bastano pochi minuti per avvicinarsi gli uni agli altri, senza troppo rumore. Senza troppi eroismi.
E a volte, basta semplicemente saper ascoltare anche le voci più delicate, e saper accarezzare anche le pelli più sensibili. Avere un tocco diverso.

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Frontier Ruckus @Unplugged In Monti @Black Market – Roma, 09/03/2015

Marica  Notte per TRISTE©

Nota di sincerità: Lunedì sera mi sono presentata al concerto senza avere nessuna idea di chi suonasse. O meglio, solo il nome della band mi era chiaro, per il resto tabula rasa.
Ho preferito conoscerli direttamente, di persona, perché anche questo approccio alle cose può valere e risultare, per certi versi, ancora più sorprendente.

Prima che inizi qualsiasi concerto do sempre un’occhiata al palco per osservare gli strumenti del mestiere. Ieri sera, per la prima volta e dopo tanti concerti, ho notato la presenza di una sega, e sono rimasta un po’ perplessa. Poi a metà concerto ho capito che anche la classica sega (non dentata) presente nelle botteghe di un falegname può essere suonata con originalità e grazia (il suono prodotto è davvero piacevole e anche simpatico).

Appunto, conoscevo solo il nome: Frontier Ruckus. Il resto sarebbe arrivato durante la serata, come sempre bellissima, di Unplugged in Monti, e come sempre nel mio salottino preferito, quello del Black Market.

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Palisades – ii

Marica Notte per TRISTE©

L’autunno è stanco, l’inverno è debole, la primavera è calma e l’estate è frenetica. Almeno credo.

L’estate non è la mia stagione preferita, nonostante sia nata in uno dei giorni più caldi (a detta di mia madre) del secondo mese estivo. Il motivo principale per la mia quasi-avversione all’estate è per le lunghissime ore di luce, il giorno estivo ha una durata che non riesco fisicamente a sostenere con tranquillità.

Mentre con l’avvicinarsi della sera tutto cambia perché riesco a trovare affascinanti, avvolgenti e profumate le sere estive: in esse c’è qualcosa che nelle altre notti non si riesce a trovare, a sentire, a percepire. Forse saranno le grida dei bambini (che se trovano una lucciola iniziano a correrle dietro), le voci di gioco e rabbia dei ragazzi dietro un pallone, gli sguardi esplorativi delle ragazze e i racconti di storie passate vissute in tempi lontani, molto lontani da noi.

Ma l’estate è ancora lontana. Tra qualche giorno l’inverno si trasformerà in primavera, gli alberi torneranno a fiorire e l’erba si colorerà di un verde intenso.

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Aisha Badru – Vacancy EP

Marica Notte per TRISTE©

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Molte volte si usa questo detto popolare quando bisogna giustificare i propri gusti se questi non trovano nessuna relazione con quelli altrui. Pochi sanno che questo motto è una trasposizione, o meglio trasformazione abbastanza fedele, del pensiero kantiano sui giudizi estetici < è bello ciò che piace universalmente senza concetto>.

Anche io, nonostante gli anni universitari passati sui lunghissimi libri di filosofia, preferisco usare il proverbio per dare maggiore efficacia, e soprattutto comprensione, alle mie conversazioni.

Accade che se per ciò che ci piace si fa fatica a formulare le giuste frasi (o meglio quelle che si avvicinano alle sensazioni esperite), si fa più facilità a spiegare i perché di ciò che non ci piace. Come un gioco di traduzione inversa!

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Old Wave – Old Wave

Marica Notte per TRISTE©

La frase che mi capita più spesso di sentire dalle persone che conosco, e anche da quelle conosciute relativamente da poco, è questa: “Mi sarebbe sempre piaciuto scrivere un libro”. La cosa interessante è che non sento dire, come sarebbe più logico, “mi piacerebbe”, lasciando quindi aperta ancora qualche possibilità di realizzazione, bensì “mi sarebbe sempre piaciuto”, lasciando spazio solo alla mera immaginazione e a pensieri del tipo “avrei voluto ma…”.

Anche a me piacerebbe scrivere un libro, ma per il momento credo di essere arrivata a una conclusione rilevante: non ho nulla da dire. Perché, a mio avviso, se non si ha qualcosa da dire, da raccontare con intelligenza e con un pizzico di storia, allora è meglio continuare a leggere quelli degli altri. È meglio continuare a fantasticare.

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