Sondre Lerche – Please

Trarre ispirazione dalle delusioni, amorose e non, è un clichè abbastanza comune di molti artisti. Il risultato, in genere, sono canzoni strappalacrime e/o melanconiche sul quanto era bello (o brutto) prima e molte altre variazioni sul tema. Da relazioni terminate sono nati grandi capolavori (ma anche robaccia).

Meno comune è invece tirar fuori un disco che, pur senza andare off topic, riesca ad infondere tutt’altro mood. Per la serie “manuali di musica pop”, Sondre Lerche e il suo nuovo album. Please, ascoltate con attenzione.

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Alt-J – This Is All Yours

Le buone e cattive giornate si alternano, così come i dischi. Può succedere sia il caso o qualche connessione sinaptica a decretarne il mood, ma c’è una certezza: questo alternarsi, questa soggettività, This Is All Yours.

Il primo disco degli Alt-J è stato un capolavoro. Fin dall’inizio (il dizionario del mio telefono cambia automaticamente “fin” in “gin”. Forse devo rivedere le mie abitudini) lo accostai ad un grandissimo debut album del 2005: Silent Alarm dei Bloc Party. Quello che personalmente ritengo essere uno dei migliori dischi della decade.

In molti penseranno si tratti di un errore madornale, ma sfido chiunque a trovare due dischi che, contestualizzati, riescano ad offrire un migliore punto di vista della musica degli anni in cui sono stati concepiti. L’intensità, la costanza, la qualità dei brani ha fatto si che i BP non riuscissero più a produrre niente di interessante (si ok, due o tre pezzi, ma Silent Alarm non contiene nemmeno un mezzo passo falso), mentre ∆ (sulla tastiera del mac alt+H, ndr) si ritrovano in tre, avendo perso uno dei membri fondatori della band.

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Karen O – Crush Songs

Nell’aereo che mi ha portato a casa, quella temporanea che mi ha accolto per diverso tempo e che probabilmente lascerò fra qualche mese, c’era un ragazzo. Uno di quelli che dice cose del tipo: “io non parlo a gente che non capisce un pezzo come Wedding Song cantato da Karen O”. Insomma, uno che mi somiglia un po’.

Ed osservandolo bene, ho capito il significato del detto: home is where your heart is. Non so cosa dica ad ognuno di voi, quali immagini risvegli nella vostra mente, in quanto a me, fa pensare al mare.

Se sia quello celeste che si sposa incantevolmente con la roccia calcarea del Sud della Francia o quello blu della pietra più scura del Levante Ligure ancora non lo so. Il tempo sarà il miglior giudice. O forse il miglior branzino alla griglia.

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Deep Sea Diver – Always Waiting EP

Se c’è una cosa che amo è il mare. Ma non il mare inteso come vado-in-spiaggia-mi-sdraio-e-prendo-il-sole. Il mare inteso per quello che è. Acqua salata. Tanta acqua salata. Piena di vita. Non c’è infatti niente che mi rilassi di più che mettere la maschera e stare ore a mollo ad osservare tutto quel via vai che avviene sotto quella distesa blue. Specialmente in zone come queste o queste.

E allora un mio sogno sarebbe poter raggiungere profondità ancora maggiori per scoprire sempre di più. Purtroppo non ho mai fatto un corso di sub. Per ora mi accontenterò del nuovo EP di Jessica Dobson e dei suoi Deep Sea Diver.

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Sean Rowe – Madman

Ci sono giorni tristi. Senza la ©. Giorni in cui perdi persone a te care. Ma la vita è così. Fa il suo corso. E il tempo va avanti, come è giusto che sia. Anche se a volte “is not such a friend”. E tutto questo ti riporta a pensare da dove vieni e dove andrai. E alle tue radici. Ciao nonna.

E se pensiamo invece alla musica, le radici di tanta produzione contemporanea sono intrise di polvere e acqua delle paludi. Di folk, blues e soul. E il nuovo disco di Sean Rowe non potrebbe meglio racchiudere tutto questo.

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