Ainsley Farrell – Dark Hours

Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©

Che le ore più buie siano quelle prima dell’alba si ripete ormai da secoli.

Il primo a lasciarne traccia sembrerebbe sia stato, nel 1650, il teologo e storico inglese Thomas Fuller, che scriveva “It is always darkest just before the Day dawneth”.

Di più recente scoperta è, invece, il fatto che proprio prima della sveglia possano verificarsi i sogni più strani e reali. Talmenti vividi da essere, a tutti gli effetti, considerati allucinazioni.

A fare una summa di tutto questo ci ha pensato Ainsley Farrell.

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The Tallest Man on Earth – Dark Bird Is Home

Qualche giorno fa è morto BB King. Mi ricordo quando lo vidi a Glastonbury qualche anno fa. Devo dire che anche se non sono mai stato un fanatico di blues, l’ho sempre apprezzato, così come ho sempre apprezzato il repertorio del Re, senza averlo mai particolarmente approfondito.

Di certo, averlo potuto vedere dal vivo, è una grande fortuna e come in tanti altri casi, un modo per capire meglio la statura dell’artista. Ad 80 anni suonati, fare una session da un’ora scarsa di blues da brividi, note che andavano dritte all’anima. Una passione incredibile, come quella che qualche anno dopo riuscì a rivelare Jens Kristian Mattson in arte The Tallest Man on Earth, al Forum di Kentish Town, Londra.

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Sean Rowe – Madman

Ci sono giorni tristi. Senza la ©. Giorni in cui perdi persone a te care. Ma la vita è così. Fa il suo corso. E il tempo va avanti, come è giusto che sia. Anche se a volte “is not such a friend”. E tutto questo ti riporta a pensare da dove vieni e dove andrai. E alle tue radici. Ciao nonna.

E se pensiamo invece alla musica, le radici di tanta produzione contemporanea sono intrise di polvere e acqua delle paludi. Di folk, blues e soul. E il nuovo disco di Sean Rowe non potrebbe meglio racchiudere tutto questo.

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Valerie June – Pushin’ Against a Stone – 2013

Ci sono album che crescono nel tempo. L’anno scorso era successo così con gli Alt-J per me, un album che uscì a primavera 2012 ma di cui mi “accorsi” solo qualche mese più tardi. Probabilmente è la dimostrazione di quanto umorale sia recensire (recepire?) il contenuto di un album.

Valerie June, per dirla come Matteo Bordone (mi scuso, ma non riesco a trovare il link – in linea di massima era un commento sul fatto che la musica indie è senz’anima e triste principalmente perchè mancante della matrice blues-reggae-soul), non è indie. Ma è molto TRISTE©.

valerie-june-pushin-against-a-stone

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