The Bird Calls – Songs of the Bird Calls

Marica Notte per TRISTE©

In questo istante sto osservando una porzione del palazzo in cui vivo. Quasi tutte le finestre sono chiuse, sarà perché in casa non forse non c’è nessuno, sarà per il caldo. O forse sarà perché è meglio non farsi vedere.

Ma non è una questione di anonimato. Non si toglie identità nascondendo un nome perché un nome è qualcosa che sta per qualcos’altro, in questo caso per un volto. Un nome non è un viso. Un viso è qualcosa che può essere detto in tanti modi ma che esisterebbe lo stesso.

Le dimensioni aumentano, lo spazio si dilata e tutto si traduce in qualcosa di talmente sottile che quasi rischia di scomparire. Le persone diventano esseri senzienti al pari di cose che di soli sensi vivono. Ma a noi serve altro. Serve sapere che per quanto grande possa essere l’ambiente in cui viviamo riusciremo a considerarci vicini e rendere lo sguardo strumento di conoscenza reciproca, per sentirsi parte di qualcosa d’inaspettato. Parte di una sorpresa.

E le sorprese accadono. Anche se non spesso.  Oggi ne ho avuta una: The Bird Calls.

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Sun Kil Moon @Auditorium Parco della Musica, Roma – 8/6/2015

Il Lunedì è sempre una giornata difficile da affrontare. Soprattutto se si muore dal caldo e se i monsoni tropicali rendono Roma una delle città più umide sul pianeta.

Il Lunedì però lo affronti meglio se sai che la sera avrai qualcosa di bello da fare. In genere vado a giocare a calciotto cercando di scaricare tutto il nervosismo accumulato sulle caviglie degli avversari.

Ma anche un buon concerto può avere il suo effetto positivo.

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Sharon Van Etten – I Don’t Want To Let You Down

Tania Moretta per TRISTE©

Lo scorrere del mondo visto dal finestrino di un treno, l’odore del giorno che sta per concludersi, il corpo intorpidito su un sedile poco confortevole per confortare. Ogni giorno un viaggiatore vede scivolare tra gli occhi della mente una storia condita di speranze e paure, di successi e rinunce.

Tra il rumore delle rotaie ed il bagliore di sere calde I Don’t Want To Let You Down diventa la colonna sonora di un viaggio nel viaggio.

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Girlpool – Before The World Was Big

Ho appena messo la sveglia alle 6. Domani mattina, uscirò per la prima volta in barca, andiamo a pescare i pesci di roccia. Quelli che si usano per cucinare la zuppa di pesce, quella insaporita dal pomodoro e dallo zafferano, così come la rouille che si spalma sopra i crostini, quelli che vengono serviti ancora caldi, per fare sprigionare il sapore della salsa e dell’aglio.

7 meno un quarto, l’ora in cui ti sembra di rientrare indietro nel tempo, la città senza macchine, prima che il mondo fosse grande. Chissà perché ho pescato le Girlpool questa volta, sarà perché con un nome del genere, mi ispiravano allegria, spensieratezza, mammelle grosse. Ahahahahah (questa mi sa che la censuro).

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Shana Cleveland & The Sandcastles – Oh Man, Cover The Ground

Peppe Trotta per TRISTE©

Giorni lenti e poco produttivi si alternano a giorni densi, pieni di cose da fare, che non lasciano il tempo necessario a poterci dedicare a tutto ciò che ci piace, che vorremmo fare.

Sarebbe bello riuscire a distribuire in modo omogeneo gli impegni, ma un po’ perché la vita è un costante imprevisto, un po’ perché la nostra è la generazione del last minute, questa possibilità sembra destinata a rimanere pura utopia. Ci tocca quindi accettare lo stato delle cose, che tra l’altro non sempre è negativo.

Perché vi racconto questo per parlarvi di Oh Man, Cover The Ground? Per  voi rimarrà un mistero, ma abbiate fiducia, un nesso esiste.

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