The Districts + Blaenavon @The Lexington – London

L’ultima volta che mi sono ritrovato a pensare: “ma vado a quel concerto per la band che apre o per gli headliners?” era un po’ di tempo fa. Primavera 2010, una giornata splendida: ci eravamo riuniti a Londra io, la parte romana e due nostri grandissimi amici. TRISTE non esisteva ancora ed eravamo persone felici. Ah-Ah.

Eravamo felici per via di un concerto, quello dei Pavement (mamma mia che pezzo, finirò col riascoltare tutti i loro album nelle prossime settimane) alla Brixton Academy e ad aprire c’erano i bravissimi Broken Social Scene (si, l’hanno suonata questa). Devo aggiungere altro?

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Neutral Milk Hotel @The Forum – London

Ho sognato spesso l’America. É stata colpa di Hemingway e di Kerouac, ma piú verosimilmente, di Michael J. Fox e Fonzie. Degli americani ho sempre apprezzato l’attitudine, il loro prendersi poco sul serio e il loro mettersi in discussione. Il loro senso etico stupidamente preso in giro da alcuni italiani (pure molti diciamolo).

Quel senso etico e morale che li porta a fare cose tipo ritirarsi dalla politica in caso di scandali sessuali, o li porta a dover abbandonare un business gigantesco a causa di uscite razziste in privato, o magari a girare il mondo tipo homeless per ricercare un po’ di pace interiore. Non ho né tempo né voglia di correrarli alla situazione italiana.

Quello che invece conta, é il tempo: quello che ha rovinato ad alcuni di voi il ferragosto, quello – stretto – che é passato fra l’annullamento del Jabberwocky Festival e l’organizzazione di un live dei Neutral Milk Hotel, quello – lungo – che, in passato, mi é servito per apprezzarli fino in fondo. Eh si, come avrei potuto apprezzare cose tipo: ” can’t believe how strange it is to be anything at all” a 15 anni? Nel ’98 le mie prioritá erano ben altre, tipo limonare e girare col mio Booster.

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Honeyblood – Honeyblood

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Dietro una grande donna, c’è sempre tanto lavoro (?). Mi piace partire così, con stereotipi femministi che fanno tanto Secolo scorso (cioè ventesimo, 1901-1999 ndr). Lo dico perché ieri ero sulla metro ed è entrato un tipo col kilt scozzese e mi ha subito fatto ricordare che le Honeyblood sono di Glasgow. La cittá piú pericolosa del Regno Unito.

Ma nondimeno, mi ha ricordato la forza degli stereotipi e dei pregiudizi. Una breve descrizione del personaggio a questo punto mi sembra necessaria: 50 anni e rotti, cresta lunga 10 cm e tenuta su con probabilmente sei bombolette di lacca spray (thank you, firmato buco dell’ozono), camicia bianca e giacca nera in pelle con le borchie, kilt in tweed verde e blu, infradito nere. Non è finita, aveva una decina di piercing distribuiti casualmente sul corpo  – tipo Mikado (il gioco) –  e dulcis in fundo, smalto dorato alle dita dei piedi. Così, a spregio.

Anyway, il punto è che nessuno sulla metro ha fiatato, riso o guardato il personaggio con quello sguardo del tipo:” ma pensa te!”. Nessuno, e tutti l’abbiamo chiaramente notato.
Ecco, se volevate uno stereotipo dell’Inghilterra, ve l’ho appena descritto.

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Alvvays – Alvvays

Luglio col bene che ti voglio, da quando vivo a Londra tanto bene non ti voglio più. Già perché adesso voglio sposare Archie pure io. Ah-Ah. Non posso nemmeno giustificarla con il caldo, la cotta che mi sono preso per una meravigliosa band Canadese: gli Alvvays.

Tutto merito di Archie, a cui è intitolata la splendida Archie Marry Me (prometto che dopo averlo nominato tre volte in 4 righe, non lo nominerò mai più o lo chiamerò più semplicemente l’Innominabile). Scherzi a parte, si tratta di un pezzo veramente bello che rispecchia piuttosto fedelmente il modo di fare musica del quintetto di Toronto.

Un surf rock perfetto per l’estate, quella che voi state vivendo e quella che io sto immaginando, mentre sto seduto su questa scrivania bianca di fattura svedese e guardo l’orizzonte lontano dove un cielo scuro incombe in lontananza. 18 gradi o giù di lì, la temperatura perfetta per lavorare.

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Slow Club – Complete Surrender

A dispetto del loro nome, gli Slow Club sono una band che non ama districarsi solamente in chiave acustica e personale, diciamo intima. Piuttosto è una band che cerca di vivere tutte le emozioni del quotidiano. O almeno è quello che sembra venire fuori dai loro dischi, che in passato hanno visto affiancare pezzi come Hackney Marsh a The Dog.

Ah, The Dog, il pezzo che mi ha fatto innamorare di loro. 2′ e 46” di intensità e chitarre rock. Poi ho visto le foto di Rebecca Taylor e alla fine non nego che abbiano contribuito ad incentivare la mia passione per la band.

SC - complete surrender

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