Nomen omen.
Sì, c’è tanta, tanta America in questo disco di Will Graefe uscito per Pretty Purgatory, intesa come spazi rurali immensi, vallate, il mare come meta finale ma che sembra non arrivare mai, chitarre “Americana” a iosa.
Nomen omen.
Sì, c’è tanta, tanta America in questo disco di Will Graefe uscito per Pretty Purgatory, intesa come spazi rurali immensi, vallate, il mare come meta finale ma che sembra non arrivare mai, chitarre “Americana” a iosa.
Confessatelo. Confessiamolo.
A tutti nell’arco della vita è capitato almeno una volta di essere gelosi. E la gelosia, lo sappiamo da sempre, è una brutta cosa. “Un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre…” diceva un discretamente noto scrittore che pare sia nato a Messina.
Eppure non possiamo fare a meno di essere gelosi di tanto in tanto. Non dobbiamo vergognarci di ammetterlo perché è un sentimento (?) umano diffuso e quasi inevitabile. Basta, naturalmente, saperla controllare. Insomma, basterebbe non fare la fine di Otello.
È un afa lisergica quella che si diffonde qui nel profondo sud, una coltre densa che ricopre ogni cosa velando la percezione e rendendo tutto un po’ sfuggente.
Impossibile non rimanerne vittima, non resta che adattarsi e cercare di restare quanto più lucidi e concentrati in attesa che il sole perda almeno in parte il suo incombente vigore.
Vieri Giuliano Santucci per TRISTE©
Che le ore più buie siano quelle prima dell’alba si ripete ormai da secoli.
Il primo a lasciarne traccia sembrerebbe sia stato, nel 1650, il teologo e storico inglese Thomas Fuller, che scriveva “It is always darkest just before the Day dawneth”.
Di più recente scoperta è, invece, il fatto che proprio prima della sveglia possano verificarsi i sogni più strani e reali. Talmenti vividi da essere, a tutti gli effetti, considerati allucinazioni.
A fare una summa di tutto questo ci ha pensato Ainsley Farrell.
Molto spesso capita che la notte prima di addormentarmi faccia dei discorsi tra me e me, e puntualmente non ho la forza, anzi la voglia, di alzarmi dal letto per prendere la penna e annotarli. Maledetta pigrizia, maledette ore piccole.
Anche per questa review avevo pensato ad un discorso, che sembrava pure parecchio brillante, sulle parole e l’amore, e su che fine fanno quelle parole che diciamo quando siamo innamorati. Poi ho pensato alla sublimazione e all’arte: salvaguardare proprio quelle parole che crediamo di perdere dopo la fine di una storia. Mal di testa?
Vi capisco.