Mutual Benefit – Skip A Sinking Stone

Schivare una pietra che affonda. E la mente comincia ad immaginarsi sommersa dall’acqua di mare, mi viene in mente quella dell’isola d’Elba – salata – che mi insegnò a nuotare solo. C’è un sasso che cade dolcemente, un movimento fluido ed ovattato che ricama alla perfezione i bordi dolci degli arrangiamenti di Jordan Lee.

Sono pochi gli artisti che ti fanno sognare e distaccare completamente dalla realtà.

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James Blake – The Colour In Anything

Ogni volta che penso a James Blake ho in mente un colore rosso arancione, con sfumature viola. È il colore del cielo sopra allo stage The Park di Glastonbury 2014.

Quello della volta in cui il sole tramontava fra le note di Retrograde, Overgrown e The Wilhelm Scream. La mia ragazza mi aveva lasciato solo per ascoltare Ellie Goulding. Io a correre fra lui e i Disclosure per non perdere i London Grammar e partire poi direttamente verso Londra. Evitare gli ingorghi e tornare a casa.

Ho pensato spesso a quella strada che guidava verso il futuro, alle due del mattino.

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Parquet Courts – Human Performance

Mi piace mettere le mani avanti, come diceva una mia amica abbastanza generosa nel prosperare (qui la spiegazione). E’ da qualche giorno che ho sempre in testa una canzone di Ligabue. Si, è uno dei miei guilty pleasure d’infanzia, ma ci sono parole che ancora oggi hanno un significato nella mia vita.  E anche se il tempo mi ha insegnato a rimanere ogni giorno in bilico fra lo scherno e la serietà, ci sono cose che vanno prese seriamente, come i dischi dei Parquet Courts.

Ogni volta che ascolto uno dei loro pezzi mi viene da pensare a quanto sarebbe triste (senza copyright) dover essere sempre seri. Immaginate quanto sarebbe banale dire tutto e farsi capire al 100%? Meglio prenderla come loro e non farsi capire mai. Senza per questo perdere di efficacia o di sincerità.

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Japanese Breakfast – Psychopomp

Devo ricordarmi di chiudere il mio conto in banca inglese. Sono 10 mesi che devo farlo più o meno, ma trovo sempre una scusa opportuna, anche verso me stesso. Mi illudo sapendo benissimo che non sarà certo un conto in banca a farmi restare in qualche modo legato ad un paese che ancora oggi adoro.

È la nostalgia che ci frega, credo. I ricordi degli amici che ancora vivono là. Ma come dicono da quelle parti: life goes on.

La vita va avanti in modo irregolare, però. Prendendo spunto da Sofri, ci sono momenti che passano velocissimi ed altri che invece sembrano non passare mai.

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Anna Meredith – Varmints

Io penso che i nostri giudizi siano un po’ come la nostra percezione visiva. Per quelli che non sono troppo familiari con il concetto, vi dico semplicemente che quello che vediamo è composto da una miriade di istantanee che vengono registrate dal nostro sistema visivo e poi ricomposte dal nostro cervello.

Finisce cosi che, a volte, l’idea che ci facciamo di una cosa è basata sulla nostra percezione dei dettagli: quelli che riusciamo ad estrarre dalla miriade di informazioni visive che ci circondano.

Varmints è un disco che ti riempie di dettagli meravigliosi, una tempesta.

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La Sera – Music for Listening to Music to

Sto per dire una serie di parole che molta gente troverà offensive, le nasconderò quindi dietro ad alcuni asterischi per evitare reazioni troppo sanguinose.

Ci sono band che mi hanno segnato più di altre, band che ***** a prescindere dall’accettazione o meno dell’************ indie globalizzata contemporanea: le Vivian Girls sono una di queste.

Ricordo bene quando le scoprii grazie ai consigli di ***** ********, un neuro scienziato che ha trovato il modo di allungare la durata delle giornate a 79 ore e passa le 71 di tempo libero giornaliero a recensire album e a garantire che ci sia un bastian contrario nel mondo della critica musicale mondiale (eh si è molto conosciuto).

Mi fa piacere riconoscergli che è grazie a lui che ho scoperto band meravigliose: Soft Machine, Slint, Neutral Milk Hotel, Don Caballero e Magnetic Fields (DEVO comprare 69 love songs). Le Vivian Girls, appunto, che vidi dal vivo il giorno in cui mi innamorai di Katy Goodman e rimasi deluso della mancanza di Moped Girls dalla setlist.

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Pinegrove – Cardinal

Cardinal è il primo vero debutto dei Pinegrove e se andiamo a vedere la scaletta scopriamo che la prima e l’ultima canzone si chiamano Old Friends e New Friends, rispettivamente. Magari non vuol dire niente, magari non è così didascalico come sembra e non stanno dicendo che il punto cardinale di riferimento nella vita è l’amicizia.

Se però per assurdo dovessi pensarla così, potrei dare un significato a molte cose, come le lacrime che ho scoperto scorrere sul mio volto venerdì sera dopo aver visto un amico riuscire ad arrivare dove ormai non sperava più. O quel sorriso ebete che mi ritrovo in faccia al pensiero di passare il prossimo weekend a Roma ed aprile a Milano.

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