CHVRCHES – Every Open Eye

L’altro giorno stavo mangiando un po’ di focaccia e mi stavo per emozionare. Io che vivo nel paese dell’alta cucina e che sono cresciuto col mito di Gualtiero Marchesi e del cambiamento radicale che diede alla cucina italiana, un approccio storicamente diverso rispetto ai suoi predecessori. Io che mi emoziono col più antico dei sapori.

Sarà che mi piace dilungarmi nel parlare di sapore e, perchè no, ritrovare il sapore particolare di una di quelle band di cui parlammo agli inizi e che abbiamo seguito sempre con piacere lungo questo nostro (loro?) processo di evoluzione.

Si chiama Every Open Eye, e rappresenta ancora una volta, la loro visione genuina ed autentica del synth-pop. Una risposta che non arriva a chi si domandava in quale direzione avrebbe potuto dirigersi il loro sound: virare verso suoni più maturi e profondi, oppure rinfrescare il loro sound.

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Chantal Acda – The Sparkle In Our Flaws

Peppe Trotta per TRISTE©

Ognuno ha o ha avuto la sua coperta di Linus. Almeno da bambini, tutti ci siamo affezionati in modo spropositato ad un oggetto, facendolo diventare un elemento capace di infondere sicurezza. Una fonte di consolazione, una sorta di coccola sempre disponibile.

Crescendo, sempre più spesso, continuiamo a sentire la necessità di avere uno o più rifugi in cui tornare quando avvertiamo il bisogno di quiete, di distacco dallo stress che la vita quotidiana sa infondere a larghe mani.

Uno dei miei rimedi preferiti è e rimarrà sempre la musica, universo infinito nel quale trovare serenità.

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Monk Parker – How the Spark Loves the Tinder

Di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura l’uomo, secondo Kant, prova un senso di paura ed attrazione che sta alla base della sua definizione del Sublime.

Io di fronte alla magnificenza e alla grandezza della natura, in genere, riesco a rilassarmi. Specialmente se l’orizzonte si staglia molto in lontananza, come succede guardando il mare o trovandosi nel mezzo del deserto o della prateria.

Non avendo a disposizione in questo momento nè mare, nè deserto, nè prateria, un buon sostituto riesco a trovarlo in How the Spark Loves the Tinder.

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Sufjan Stevens @Teatro della Luna – Milano, 21/09/2015

Nemo Thibaud per TRISTE©

Sono le 21:35 di Lunedì 21 Settembre. Pochi fortunati discepoli hanno ormai gremito una di quelle cattedrali di Milano che da fuori sembrano tutt’altro: il Teatro Della Luna.

Mi guardo in giro e vedo solo persone che so per certo di conoscere in una dimensione parallela. È come essere a casa. C’è anche il tepore rassicurante tipico del camino acceso per la migliore occasione.

Il clima che si respira, poco dopo l’esibizione di apertura di Basia Bulat, è lo stesso che ricordo da bambino prima della messa di domenica in paese dove tutti erano più vicini e più sorridenti. Ve lo ricordate? Quella sensazione era bellissima.

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