Kadhja Bonet – The Visitor

kadhjabonetFrancesco Amoroso per TRISTE©

Non passa un giorno senza leggere su qualche rivista (spesso on line) un’invettiva contro i social network o un’inchiesta su quanto internet sia dannosa per l’umanità.

Forse, al netto del solito catastrofismo e del sensazionalismo che le testate giornalistiche hanno ereditato proprio dalla rete, queste affermazioni non sono del tutto infondate, ma, personalmente, continuo a ritenere internet e i social network un semplice mezzo che assume caratteristiche positive o negative a seconda dell’uso che se ne faccia.

Una delle innovazioni per me più straordinarie portate dai social network è, in ogni caso, l’opportunità (una volta una pura chimera) di entrare in contatto con artisti e musicisti che amiamo.

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Le Firme di TRISTE© – Top 5 2016

lefirmeditriste2016Io (Vieri), e Giacomo, anni fa abbiamo iniziato questa bella avventura chiamata ironicamente (ma non troppo, vista la mia presenza…) TRISTE©.

Ma le cose belle sono fatte per essere condivise. E noi abbiamo trovato una ottima compagnia.

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Animals That Swim – Workshy

animalsthatswim_workshyFrancesco Amoroso per TRISTE©

Gli anni 90 sono stati, per noi appassionati di musica “indipendente”, l’inizio di un’epoca d’oro.

Se nel decennio precedente informarsi sulla scena d’oltreoceano e d’oltremanica e, successivamente, acquistare i dischi che attiravano la nostra curiosità era spesso un’impresa che, in alcune circostanze, poteva durare molti mesi, grazie al successo planetario di band provenienti dal sottobosco indipendente, quali Nirvana, R.E.M. e Sonic Youth negli States, Oasis e Suede in Inghilterra, la cosiddetta scena indie (quale poi sarà mai ce lo siamo sempre chiesto tutti) vide un boom e una diffusione capillare.

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Prefab Sprout – Steve McQueen

prefabsprout_stevemcqueenFrancesco Amoroso per TRISTE©

Credo di avervi già tediato fin troppo con i racconti strappalacrime su come fosse difficile, nella provincia degli anni ottanta, ascoltare e scoprire musica pop nuova e di valore.

L’unica possibilità per me allora era costituita da Rai Stereonotte, trasmissione notturna della Rai che, passata la mezzanotte, si affrancava dalle playlist imposte (a quanto ho poi capito, dopo la mezzanotte e fino alle 6,30, non si pagava più la SIAE, con il conseguente mancato interesse da parte delle etichette discografiche major di monopolizzare l’etere) trasmettendo solo musica di qualità con conduttori preparatissimi e appassionati.

Fu però anche grazie a una rivista mainstream e patinata che riuscii a scovare tante band che mi avrebbero poi fatto compagnia per lungo tempo a venire. Si chiamava “Rockstar” e ci scrivevano alcuni maestri della critica musicale italiana (anche conduttori di Rai Stereonotte, non per caso).

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Ralegh Long – We Are In The Fields

raleghlong_weareinthefieldsFrancesco Amoroso per TRISTE©

Non ho mai particolarmente amato la campagna. Sono un cittadino, nato in una grande città caotica e in un’altra (altrettanto caotica) vivo ormai da lungo tempo. Ho paura degli insetti, quasi tutti, e non mi sono mai sentito a mio agio sdraiato nell’erba con un fiore in bocca.

Eppure, probabilmente con l’avanzare dell’età, la tranquillità bucolica, il silenzio interrotto solo dal frinire delle cicale, l’odore dell’aria pura (con i suoi inevitabili, ma almeno naturali, miasmi), mi attirano più di prima.

E, soprattutto, mi accorgo che in un’ambiente campestre riesco a godere di più della musica che amo, sempre più rarefatta e sussurrata. Continua a leggere