TristeRoma – Top10 2014

Dopo i nostri amici e le loro top 5, dopo #TristeLondra e la sua top 10 (che  conferma, proprio dove immaginavo, differenze e punti di incontro nel nostro 2014 musicale), è arrivato anche il mio momento. E non sono pronto.

Non sono pronto perchè a differenza dello scorso anno non ho una classifica di cui sono convinto senza se e senza ma. Non sono pronto perchè ieri sera sono tornato alle 5 del mattino (che poi sono sette orette fa) da Firenze proprio assieme a #TristeLondra e ho ancora in testa (e in bocca) la gioia di aver mangiato il peposo (e sono rintronato perchè ieri sono stato più in viaggio che fisso in un posto).

Non sono pronto. Ma alla fine devo scegliere e questa decina di dischi riesco a tirarla fuori.

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TristeLondra – Top10 2014

Il 2014 é stato un anno particolare per me: ho cambiato lavoro, ho deciso di cambiare vita e ho deciso di andare a vedere live Michael Buble. Stasera.

Sono tutte cose che potrei facilmente descrivere come scelte di cuore. Soprattutto l’ultima, non perche’ sia affetto da qualche sindrome particolare, quantopiú sensible al fatto che la mia ragazza e mio suocero mi farebbero nero se non andassi con loro a vedere lo show del canadese.

Canadese come una band che mi ha particolarmente attratto quest’anno; si chiamano ALVVAYS – li chiamai ALLVAYS nella prima stesura del post sul loro nuovo album, una band che ho visto pure live ad aprire i Real Estate e che mi ha impressionato non poco. Canadese come Caribou, quello del disco di elettronica dell’anno.

TristeLondra Best of 2014

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My Bloody Valentine – Isn’t Anything

Francesco Amoroso per TRISTE©

Ogni anno, all’approssimarsi del Natale, mi sento quasi compulsivamente spinto a riascoltare l’album che più rappresenta per me quel periodo dell’anno. Non si tratta dei classici natalizi cantati da Frank Sinatra o da Mariah Carey, ma dell’esordio di quella che all’epoca era solo una piccola e misconosciuta band proveniente da Dublino: i My Bloody Valentine.

Il motivo è presto detto: nel tentativo (stranamente non vano) di conquistare una compagna di scuola, a Natale del 1988, decisi di confezionare una bella cassettina con tanti brani dedicati a lei. A parte cose orribili come LL Cool J o Bon Jovi (per andare incontro ai suoi gusti) punto forte della raccolta era Soft As Snow (But Warm Inside), brano d’apertura dell’album Isn’t Anything da poco pubblicato dagli irlandesi su etichetta Creation Records (e da me acquistato solo per tale motivo).

Con quel brano avrei voluto comunicarle che sapevo che, sotto l’apparente freddezza (la giovane era decisamente scorbutica), c’era un mondo di calore e dolcezza pronto a schiudersi per me. Peccato che il brano non dicesse proprio quello, ma il titolo era quanto di più vicino avessi potuto trovare al concetto che volevo esprimere.

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Ecco spiegato il perché, da allora, Isn’t Anything è il mio disco di Natale (e mi scuso, con i lettori e con i gestori del blog che cortesemente mi ospita, per il solito lungo cappello introduttivo). Naturalmente Isn’t Anything non è un disco natalizio e neanche l’oscuro lavoro di una piccola e misconosciuta band di Dublino: è molto, molto di più.

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Gli Amici di TRISTE© – Le Top 5 dei nostri collaboratori

Siamo oramai nella settimana natalizia. Qualcuno di voi è già in ferie mentre qualcun altro, come me, è ancora al lavoro e deve aspettare ancora qualche ora prima di aumentare immancabilmente di peso a seguito di cene e pranzi eccessivamente calorici.

Come ogni anno, attendiamo proprio il clima festivo per consegnarvi (in voluto ritardo rispetto alla consuetudine di questo “rito”) le nostre classifiche di fine anno. Ma prima di sapere quanto diverso è stato il 2014 musicale secondo la parte londinese rispetto a quella romana, per quest’anno abbiamo una sorpresa in più.

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Sam Reynolds – 3

Peppe Trotta per TRISTE©

“In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”. Sembrerebbe che questo futuro profetizzato da Warhol nel lontano ’68 sia arrivato. Ti guardi in giro e in ogni campo (soprattutto negli ambiti creativi) ti imbatti in persone che hanno vissuto il proprio quarto d’ora di gloria, momento di cui amano parlare e vantarsi, autoproclamandosi esponenti di spicco di qualcosa. Tutti a caccia di gloria.

Poi per fortuna esistono le eccezioni, le persone che amano l’ombra, ma che sanno creare emozioni.

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