James Blake – The Colour In Anything

Ogni volta che penso a James Blake ho in mente un colore rosso arancione, con sfumature viola. È il colore del cielo sopra allo stage The Park di Glastonbury 2014.

Quello della volta in cui il sole tramontava fra le note di Retrograde, Overgrown e The Wilhelm Scream. La mia ragazza mi aveva lasciato solo per ascoltare Ellie Goulding. Io a correre fra lui e i Disclosure per non perdere i London Grammar e partire poi direttamente verso Londra. Evitare gli ingorghi e tornare a casa.

Ho pensato spesso a quella strada che guidava verso il futuro, alle due del mattino.

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Cate Le Bon – Crab Day

Sono in ritardo. Sono sempre in ritardo. Non che io sia una persona ritardataria. Anzi. Faccio di tutto (e riesco quasi sempre) ad essere perfettamente in tempo. Il problema è che inizio a prepararmi tardi. O rimando fino all’ultimo secondo le cose.

Fossi come il mio amico Giacomino, non sarebbe un problema: prenderei il ritardo con leggerezza e non mi preoccuperei. Io invece lo vivo male. E mi ammazzo per riuscire a rispettare le scadenze.

Questa volta però, non ce l’ho fatta.

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Tinpan Orange – Love Is A Dog

Peppe Trotta per TRISTE©

Ho smesso di contare le volte che mi hanno tamponato. Accade con regolarità e ormai sono sicuro che non esista alcun modo per poter prevenire la cosa.

Evidentemente il paraurti posteriore della mia auto è soggetto a qualche strana forma di magnetismo che attrae i cofani altrui, fenomeno che un po’ ricorda quello che fa atterrare sul lato imburrato qualsiasi fetta biscottata che scivola di mano.

Devo abbandonarmi all’inevitabile senza pormi troppe domande, così come accetto l’idea che dall’Australia arrivino sempre più suoni magicamente accattivanti.

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Mazzy Star – So Tonight That I Might See

Francesco Amoroso per TRISTE©

Il giorno che, su un noto settimanale musicale britannico, scoprii che gli Opal non c’erano più, ero ancora intento a rigirare tra le mani la copertina del loro album d’esordio, che ero finalmente riuscito a procurarmi dopo le solite immancabili peripezie.

Per meglio dire: gli Opal c’erano ancora, ma Kendra Smith (ex membro dei grandi Dream Syndicate), voce carismatica della band formata qualche anno prima con il chitarrista David Roback appena fuoriuscito dagli immensiRain Parade, era letteralmente scomparsa a metà di un lungo tour.

Nello stesso articolo si diceva anche che la band avrebbe proseguito nel lungo giro di concerti rimpiazzando la divina Kendra con una semisconosciuta ragazzina di origini messicane dalla voce flebile (forse, si diceva, la causa dell’allontanamento della Smith).
Insomma era, per tutti, la fine degli Opal, band che, nel breve volgere di un solo album (lo splendido Happy Nightmare Baby del 1987), era riuscita a rapire il cuore dei tanti appassionati del movimento del Paisley Underground che, con la dipartita dei Rain Parade, dei Dream Syndicate e ora degli Opal si stava pian piano spegnendo.

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Barbarisms – Browser (+ intervista con Nicholas Faraone)

Piangere è la prima cosa che facciamo quando veniamo al mondo. Ma se quelle prime lacrime sono dovute alla meccanica dell’espansione degli alveoli polmonari in seguito alla prima immisione di aria (sezione TRISTE© for science), nel crescere il pianto è comunemente associato alla sfera dei sentimenti.

In genere lo leghiamo alla tristezza, al dolore. Ma il pianto è in verità sintomo di qualcosa che ci ha toccato molto. Anche la gioia, se grande, può portare al pianto.

Certo è che le lacrime su un viso felice sono un’immagine particolare. Qualcosa di agrodolce, che comunque porta con se un po’ di malinconia. E a noi la malinconia piace un sacco.

Tears of joy.

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